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'ENNA - Il boss di Gela, Daniele Emmanuello, è morto nella sparatoria avvenuta stamani nell'Ennese durante l'operazione della polizia di Stato che era diretta alla cattura del latitante. Emmanuello, di 43 anni, ricercato dal 1996 per associazione mafiosa, traffico di droga e omicidi.
Daniele Emmanuello è morto a causa di un proiettile di pistola che lo ha colpito alla nuca. È quanto emerge dal primo esame sul cadavere effettuato dal medico legale. Secondo i primi rilievi investigativi il latitante quando è fuggito dal casolare dove si nascondeva non era armato. Il corpo di Emmanuello sta per essere portato nell'ospedale di Enna dove sarà eseguita l'autopsia. Alle 17 è stata convocata una conferenza stampa in procura a Caltanissetta.
Il blitz della catturandi della squadra mobile per arrestare il mafioso gelese è cominciato all'alba, in contrada Giurfo a Villapriolo frazione settecentesca di Villarosa (Enna). Il latitante si nascondeva in un rustico a forma di "l" con annessa stalla circondato da alberi e in cui si accede da una strada sterrata che giunge proprio nel piazzale davanti all'edificio. La casa rurale stamani era avvolta nella foschia.
Gli agenti hanno circondato la zona intimando a chi era dentro di venir fuori e sparando alcuni colpi di pistola in aria. Emmanuello, latitante da 11 anni, è uscito da una finestra con ancora indosso la blusa del pigiama.
Sul posto, una zona in aperta campagna, sono presenti il procuratore della Repubblica di Caltanissetta Renato Di Natale, e i sostituti della Direzione distrettuale antimafia nissena Nicolò Marino e Roberto Condorelli.
Il proprietario del casolare dove si nascondeva Emmanuello, Roberto La Paglia, residente a Villarosa è stato prelevato nella sua abitazione nella frazione di Villapriolo e portato in questura a Caltanissetta per essere interrogato. Nell'edificio rurale è stato trovato un fucile.
Emmanuello era ritenuto il reggente dell'omonima cosca che opera a Gela. Condannato all'ergastolo per omicidi era ricercato dal 1996 e il suo nome era inserito nella lista dei latitanti più pericolosi d'Italia. La sua storia criminale comincia presto perchè ha tradizioni familiari: un suo zio Angelo, che era il capomafia locale, fu assassinato da suoi luogotenenti per fondare la Stidda.
Per vendetta la famiglia Emmanuello si schierò con gli uomini di Cosa nostra, capeggiati da Giuseppe Piddu Madonia. La contrapposizione sfociò in una sanguinosa faida. Recentemente il pentito Ciro Vara ha accusato Daniele Emmanuello di avere avuto un ruolo nella segregazione del piccolo Giuseppe Di Matteo.
Lo scorso anno agli onori della cronaca salì sua moglie, V. D. F., 42 anni, che lavorava, in quanto ufficialmente 'nullatenente', nel gruppo dei 165 precari del 'Reddito minimo di inserimento', alle dipendenze del comune di Gela. Il sindaco, Rosario Crocetta, dopo aver ottenuto i risultati delle indagini patrimoniali e giudiziarie, licenziò la donna. '