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    Valentina
     Oggetto del messaggio: Re: News del giorno
    MessaggioInviato: 16 mar 2010, 19:13 
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    Beni per circa 18 milioni di euro sequestrati dai Carabinieri del R.O.S. a imprenditore catanese collegato alla famiglia mafiosa di Barcellona Pozzo di Gotto.


    Il 16 marzo 2010, i Carabinieri del R.O.S. hanno eseguito il decreto di sequestro preventivo per circa 18 milioni di euro, disposto dal Tribunale di Messina – Sezione Misura di Prevenzione, nei confronti di tre imprese di costruzioni ed il relativo patrimonio aziendale, una villa, quattro appartamenti, diversi autoveicoli, una proprietà fondiaria dell’estensione di circa 10 ettari e numerosi conti correnti bancari, risultati nella disponibilità dell’imprenditore 56enne CASTRO Alfio Giuseppe, originario di Acireale (CT), attualmente detenuto.

    Il provvedimento costituisce la naturale prosecuzione di un’articolata manovra di contrasto condotta dal Raggruppamento in direzione della componente dei c.d. “mazzarroti” della famiglia mafiosa di Barcellona Pozzo di Gotto (ME), che, nell’aprile del 2008, aveva consentito l’esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di 15 indagati per associazione mafiosa, estorsioni, danneggiamento e porto abusivo di armi ed altri reati, nonché, nel 2009, il rinvio a giudizio di 20 indagati per analoghe fattispecie delittuose.

    Tra questi anche l’imprenditore acese CASTRO Alfio Giuseppe, già condannato in via definitiva per associazione mafiosa e ritenuto il referente, per conto della famiglia mafiosa etnea capeggiata da Benedetto “Nitto” SANTAPAOLA, delle attività criminali nel comprensorio di Barcellona Pozzo di Gotto.

    Nonostante la condanna ad un anno e sei mesi di reclusione che ne era derivata, ed alla conseguente misura di prevenzione personale irrogatagli, il CASTRO aveva mantenuto saldi rapporti con esponenti di vertice dei sodalizi mafiosi attivi nell’hinterland barcellonese dove, per circa vent’anni, era stato impegnato in importanti appalti per il risanamento di alcune zone costiere.

    Gli stretti legami con importanti rappresentanti della criminalità organizzata barcellonese, quali BISOGNANO Carmelo e CALABRESE Tindaro, erano risultati alla base della grave estorsione organizzata, mediante la commissione di gravi atti intimidatori, nei confronti dell’impresa “Mediterranea Costruzioni s.r.l.” di Merì (ME) all’epoca impegnata in una grossa fornitura di inerti per conto della “Società Consortile Scianina” che stava eseguendo i lavori di ripristino delle gallerie ferroviaria ed autostradale franate nel 2005, site in località “Tracoccia – Scianina”, nel comune di Valdina (ME).

    Le fonti di prova assunte, ed in particolare la possibilità del CASTRO di ripianare controversie tra le varie frange del sodalizio mafioso barcellonese per l’acquisizione delle più importanti commesse attive in quel comprensorio, hanno permesso ai Giudici di riconoscere il suo ruolo di promotore per la Provincia di Messina dell’organizzazione mafiosa catanese; sodalizio che ha consentito al CASTRO Alfio Giuseppe, nel tempo, di acquisire le importanti ricchezze oggetto dell’odierna misura patrimoniale.

    Messina 16 marzo 2010


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    Valentina
     Oggetto del messaggio: Re: News del giorno
    MessaggioInviato: 17 mar 2010, 10:48 
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    Iscritto il: 27 gen 2007, 18:15
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    6 arresti a Catania, bloccato gruppo di fuoco


    17 marzo 2010
    Catania. Sei presunti esponenti del clan dei Carateddi di Catania sono stati arrestati in flagranza di reato di detenzione illegale di arma da fuoco dalla squadra mobile della Questura.


    Secondo gli investigatori, cinque di loro facevano parte di un gruppo di fuoco che stava per entrare in azione, presumibilmente per uccidere l'esponente di un clan rivale. Il sesto è la persona proprietaria della casa dove hanno tentato di nascondersi per sfuggire alla polizia. Erano in possesso di pistole mentre viaggiavano su degli scooter in via Della Concordia. Tra gli arrestati ci sono uno dei presunti fiancheggiatori del boss Iano Lo Giudice, che fu fermato con il capomafia latitante l'8 marzo scorso in una stalla e scarcerato due giorni fa, e un altro indagato che negli anni scorsi era stato ammesso agli arresti domiciliari per gravi motivi di salute. Le indagini della squadra mobile sono state coordinate dalla Direzione distrettuale antimafia della Procura di Catania.

    ANSA



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    Valentina
     Oggetto del messaggio: Re: News del giorno
    MessaggioInviato: 18 mar 2010, 11:25 
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    Iscritto il: 27 gen 2007, 18:15
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    http://www.antimafiaduemila.com/content/view/26384/48/

    Mafia, op. contro il clan Messina Denaro: ''La vera rivolta deve essere culturale''

    di Rino Giacalone - 18 marzo 2010
    Intervista al Capo della Squadra Mobile di Trapani vice questore Giuseppe Linares.

    Si dice che la mafia c’è in quei territori dove c’è grande illegalità, in questa provincia, a Trapani, dove gli arresti e le condanne hanno confermato una forte radicata presenza di Cosa Nostra, dei suoi affiliati, e dei suoi complici, si deve dire al.ora che resiste una marcata illegalità?
    «Io non parlerei di una situazione dilagante di illegalità – risponde il vice questore e Capo della Squadra Mobile Giuseppe Linares a fine della conferenza stampa di lunedì scorso a poche ore dagli arresti dell'operazione Golem 2 – parlerei di un sistema criminale complesso che si muove sul territorio e che ha dinamiche molto spesso sottili, infide, tortuose. Cosa Nostra trapanese ha questa specificità, ricerca clientele particolari, rapporti di natura mutualistica con pezzi del corpo sociale e sopratutto coi settori che sono produttivi, creando joint-venture occulte, anche per creare un tessuto di consenso all’interno del corpo sociale. Il fermo ora disposto dalla Procura Antimafia di Palermo ci consegna un substrato di soggetti disponibili, senza ritorno economico, a venire incontro ai desiderata dell’associazione mafiosa».

    Le novità dell'operazione Golem 2, quella che ha colpito il mandamento mafioso di Castelvetrano, quali sono, se ci sono?
    «Di nuovo non c’è nulla se non il patto scellerato tra pezzi della società trapanese, tra imprenditori, tra la borghesia che qui silentemente continuano a nutrire questo consenso, adorazione, stima, subiscono questo fascino sottile, suadente del boss latitante e quindi dell’intero sistema mafioso».

    Quanto vi siete avvicinati al capo mafia latitante Matteo MessinaDenaro con queste indagini?
    «Nelle intercettazioni, nei pedinamenti, nei servizidi video sorveglianza, la figura che Matteo Messina Denaro aleggiasse quasi fisicamente attorno ai soggetti che sono stati ora arrestati, è stata presente per oltre due anni. È chiaro che la cattura del latitante è l’aspetto particolare, ma perchè il latitante venga preso vanno consegnate all’autorità giudiziaria le prove a carico dei favoreggiatori, dei soggetti che compongono l’associazione mafiosa. Continuando con questa strategia la cattura del latitante, per usare le stesse parole di Messina Denaro, è quasi un assioma».

    A dargli la «caccia» un pool costituito da investigatori trapanesi, palermitani, romani.
    «È una strategia precisa della direzione centraleanticrimine, che per tutti i latitanti più importantidella Sicilia ha stabilito l’interazione, qui tra la conoscenza storica della Squadra Mobile di Trapani, la forza d’urto della Squadra Mobile di Palermo e la capacità di analisi del colleghi del Servizio Centrale Operativo, tutto questo ha portato a creare un gruppo forte, compatto, che ha grandi possibilità di manovra sul territorio e che ha portato a due importanti operazioni antimafia in meno di un anno».

    Ma la mafia un giorno potrà essere davvero battuta?
    «La mafia potrà avere fine quando si arriverà ad una seconda rivoluzione culturale, quando si capirà che Cosa Nostra non è solo organizzazione di natura militare ma pone in essere reati di natura imprenditoriale. Quando si capirà che si può essere mafiosi senza essere organici a Cosa Nostra, più che la struttura Cosa Nostra è pericoloso il pensiero di Cosa Nostra, è pericoloso il modo molto pervasivo con cui questo pensiero può permeare interi settori del corpo sociale. Quando questo sarà ammesso allora noi avremmo una seconda rivoluzione culturale da cui partiranno le basi per potere veramente mettere fine al cancro mafioso».








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    Valentina
     Oggetto del messaggio: Re: News del giorno
    MessaggioInviato: 18 mar 2010, 11:30 
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    Iscritto il: 27 gen 2007, 18:15
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    http://www.corriere.it/cronache/10_marz ... aabe.shtml

    Stragi di mafia del '93, nuovo arresto
    La svolta grazie alle rivelazioni del pentito Spatuzza.
    I pm: è attendibile


    ROMA — Dopo diciassette anni, un altro mafioso viene accusato per le stragi che nella primavera-estate del 1993 Cosa nostra organizzò tra Roma, Firenze e Milano, provocando dieci morti e alcune decine di feriti. E' Francesco Tagliavia, uomo d'onore della «famiglia» palermitana di Corse dei Mille, detenuto ergastolano già condannato per l'eccidio di via D'Amelio, dove nel '92 morirono Paolo Borsellino e cinque agenti di scorta, e 26 omicidi. Ieri gli è stato notificato in carcere il nuovo ordine d'arresto, emesso dal giudice di Firenze su richiesta della Procura che nel 2008 ha riaperto l'inchiesta sulle bombe mafiose che accompagnare la trattativa fra lo Stato Cosa nostra. A dare impulso alle indagini e far scattare il provvedimento sono state le dichiarazioni di Gaspare Spatuzza, il nuovo pentito della cosca di Brancaccio, l'ex braccio destro dei fratelli Giuseppe e Filippo Graviano (anche loro ergastolani per le stragi, come Spatuzza); lo stesso che nelle sue testimonianze ha chiamato in causa anche il senatore del Pdl Marcello Dell'Utri (condannato in primo grado a 9 anni di carcere per concorso in associazione mafiosa, ora in attesa del giudizio d'appello) e il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi.

    Un collaboratore di giustizia «perfettamente attendibile», l'ha definito il procuratore di Firenze Giuseppe Quattrocchi, che insieme ai sostituti Giuseppe Nicolosi e Alessandro Crini ha seguito la nuova fase dell'inchiesta: «Ora c'è pure la decisione di un giudice che lo afferma. Noi non ci siamo innamorati di una tesi o di una persona, cerchiamo sempre riscontri e tutto ciò che può servire ad individuare responsabilità». L'inchiesta-bis è arrivata a questo primo risultato, e altri non vengono esclusi: «Se dovesse emergere qualcos'altro, e avremo ulteriori riscontri, interverremo», promette il procuratore. Di Tagliavia (già inquisito nella prima indagine, ma la sua posizione fu archiviata per insufficienza degli elementi d'accusa), Spatuzza ha raccontato che partecipò a una riunione con Giuseppe Graviano, Matteo Messina Denaro (tuttora latitante) e lui stesso nella quale «venne detto che c'era da fare un "lavoro" a Firenze, e che la prospettiva era di colpire beni del patrimonio artistico cittadino». Tagliavia, che fu arrestato il 22 maggio '93, quattro giorni prima dell'attentato agli Uffizi, ma designò tre suoi uomini a partecipare all'azione. E le dichiarazioni del neo-pentito confermano quello che altri collaboratori (tra cui Romeo, Grigoli e Ciaramitaro) avevano detto negli anni precedenti, riportando affermazioni altrui; ora invece Spatuzza parla per aver personalmente ascoltato e visto discorsi e persone.

    Nei mesi successivi al suo arresto - ha riferito ancora il pentito - durante un'udienza in tribunale Tagliavia incontrò Spatuzza e il suo «picciotto» Lo Nigro. Disse una frase: «Fate sapere a Madre Natura di fermare tutto per il Bingo», che nel linguaggio criptico-mafioso significava che bisognava avvertire Giuseppe Graviano di interrompere il progetto di nuovi attentati. Era il 12 gennaio 1994, secondo gli accertamenti svolti dalla Direzione investigativa antimafia. Pochi giorni dopo ci fu il fallito attentato di Roma, contro i carabinieri in servizio allo stadio Olimpico, e a fine gennaio vennero arrestati a Milano i fratelli Graviano. Questo passaggio delle confessioni di Spatuzza, considerato attendibile dal giudice, s'incastra con la ricostruzione che il pentito ha fatto del suo incontro con Graviano a bar Doney di Roma, nello stesso periodo. In quell'occasione il boss gli confidò che la trattativa tra mafiosi e politici s'era chiusa, «avevamo ottenuto quello che cercavamo e c'eravamo messi il Paese nelle mani». Graviano spiegò che «la persona di fiducia che aveva portato avanti questa cosa era Berlusconi, quello di Canale 5, e di mezzo c'era anche il nostro compaesano Marcello Dell'Utri». Di lì a pochi giorni Berlusconi avrebbe annunciato il suo ingresso in politica, con la nascita di Forza Italia. A fronte delle considerazioni di Graviano, Spatuzza pensò che la catena stragista si poteva interrompere ma il boss gli ordinò di andare avanti col progetto dell'Olimpico, che «doveva servire come colpo di grazia». La bomba non esplose per «motivi tecnici», e la successiva cattura dei Graviano fermò gli attentati. Come per Tagliavia, anche a proposito dei discorsi mafiosi su Berlusconi e Dell'Utri le rivelazioni di Spatuzza trovano riscontro nei verbali vecchi e nuovi dei pentiti Romeo, Ciaramitaro e Grigoli. E per i prossimi giorni, alla Procura di Firenze è stato convocato Massimo Ciancimino, figlio dell'ex sindaco di Palermo, che ha molto parlato della trattativa fra Stato e mafia a partire dal 1992.


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     Oggetto del messaggio: Re: News del giorno
    MessaggioInviato: 18 mar 2010, 11:31 
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    Palermo, 17 mar. (Adnkronos) - Si e' concluso con nove condanne per piu' di 60 anni di carcere complessivi e un'assoluzione uno dei tronconi del processo 'Perseo' che due anni fa decimo' le famiglie mafiose a Palermo. Il gup del Tribunale di Palermo Mario Conte, al termine del processo che si e' celebrato con il rito abbreviato, ha condannato a 12 anni Pietro Calvo, che ha avuto la pena piu' alta. Dieci anni e otto mesi per Benedetto Tumminia, 10 anni per Giuseppe Casella, 9 a Salvatore Bisconti, 8 anni ciascuno per Gaetano Casella e Salvatore Francesco Tumminia. Due anni a Calogero Liguori, un anno e otto mesi a testa per Francesco Chinnici e Antonino Musso. Questi ultimi due hanno patteggiato. L'unico assolto e' Michele Salvatore Tumminia.

    Inoltre, il gup ha condannato gli imputati a risarcire con 20 mila euro ciascuno la Provincia di Palermo e le associazioni Addiopizzo, Libero Futuro, Solidaria, Sos Impresa, Confindustria, Centro Pio La Torre e Confcommercio.


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     Oggetto del messaggio: Re: News del giorno
    MessaggioInviato: 20 mar 2010, 12:16 
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    Oggi a Milano contro la mafia per la Giornata della Memoria


    "Legami di legalità, Legami di responsabilità": è lo slogan scelto per la quindicesima Giornata della memoria e dell'impegno in ricordo delle vittime delle mafie, che si svolge oggi 20 marzo a Milano organizzata da Libera e Avviso Pubblico e con l'Alto Patronato del Presidente della Repubblica e con il patrocinio del comune di Milano, la Provincia di Milano e la Regione Lombardia. La giornata della memoria e dell'impegno, ricorda tutte le vittime innocenti delle mafie e rinnova in nome di quelle vittime il suo impegno di contrasto alla criminalità organizzata. L'arrivo è in Piazza Duomo. Il corteo è accompagnato dalla musica dei brani dei principali cantautori italiani e stranieri. Sul palco di Piazza Duomo letture di brani scritti da vittime delle mafie (italiana e straniere) da parte ragazzi di scuole provenienti da tutta Italia. A seguire intervento di Frankie Hi Nrg che in chiave rap interpreterà la sua canzone "Fight the faida", intervento del presidente di Avviso Pubblico. Poi ci sarà la testimonianza di Annalori Ambrosoli, moglie di Giorgio Ambrosoli in rappresentanza dei familiari di vittime di mafie, e la testimonianza di Manuel Gonzalves Granada, i cui genitori furono uccisi durante la dittatura in Argentina, in rappresentanza dei familiari stranieri di vittime di mafie. A seguire la lettura degli oltre 900 nomi di vittime innocenti delle mafie, semplici cittadini, magistrati, giornalisti, appartenenti alle forze dell'ordine, sacerdoti, imprenditori, sindacalisti, esponenti politici e amministratori locali morti per mano delle mafie solo perche, con rigore e coerenza, hanno compiuto il loro dovere. Conclude Don Luigi Ciotti, presidente di Libera. A coordinare la giornata sul palco Simona Dalla Chiesa, figlia del generale Carlo Albero Dalla Chiesa. Sono centinaia i pullman provenienti da tutta Italia. Alla manifestazione parteciperanno rappresentanti di Ong provenienti da 30 paesi europei e dall'America Latina.


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     Oggetto del messaggio: Re: News del giorno
    MessaggioInviato: 25 mar 2010, 11:28 
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    Mafia: un morto in agguato a Catania

    (ANSA) - CATANIA, 24 MAR - Potrebbe non essere stato il vero obiettivo dei sicari Giovanni La Porta, l'uomo di 39 anni ucciso ieri a colpi di pistola a Catania.

    Secondo polizia e procura, infatti, l'agguato di probabile stampo mafioso, non era rivolto a lui bensi' a suo cognato, Orazio Magri', ritenuto affiliato alla cosca Santapaola, che abita nella casa di via Bellia davanti alla quale e' stato commesso l'omicidio. Magri', intanto, si e' reso irreperibile, avvalorando cosi' l'ipotesi della polizia.


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     Oggetto del messaggio: Re: News del giorno
    MessaggioInviato: 08 apr 2010, 13:19 
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    http://www.lastampa.it/redazione/cmsSez ... girata.asp

    Camorra, mega sequestro ai Casalesi
    Requisita pure un'ex azienda Cirio

    Immobili e terreni per 700 milioni
    Erano di Dante Passarelli, l'imprenditore amico dei boss


    NAPOLI
    Circa 200 uomini della Dia e dei carabinieri di Caserta hanno eseguito stamane un decreto di sequestro di beni per 700 milioni di euro emesso dal tribunale di Santa Maria Capua Vetere, su richiesta della Dda di Napoli e a carico di esponenti del clan dei Casalesi. I beni appartengono agli eredi di Dante Passarelli: società immobiliari ed agricole, centinaia di immobili e centinaia di terreni agricoli e beni strumentali. Tra i beni sequestrati nell’operazione "Nemesi" c'è anche l’immensa azienda agricola Balzana ex Cirio di Caserta.

    Secondo quanto ricostruito dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli l’azienda Balzana ex Cirio fu acquistata nella metà degli anni ’90 dai massimi vertici dell’organizzazione dei Casalesi (Schiavone, De Falco e Bidognetti) proprio attraverso Dante Passarelli, per un valore di oltre 10 miliardi di lire. In quell’occasione la forza del clan camorristico dei Casalesi fece sì che alcuni possibili acquirenti della tenuta agricola venissero dissuasi. I dettagli dell’operazione saranno illustrati in una conferenza stampa che si terrà alle ore 11.30 presso la Procura della Repubblica di Napoli.

    Dante Passarelli morì nel 2004 a seguito di un misterioso incidente pochi mesi prima della sentenza di primo grado del processo Spartacus, in cui era imputato del delitto di associazione mafiosa insieme ai vertici del clan dei Casalesi. Avea 50 annni e fu vittima di misteriosa caduta dal lastrico solare della sua casa in costruzione a Villa Literno, nel casertano, a pochi passi dallo zuccherificio Ipam, fulcro delle sue attività. Era l’imprenditore più vicino al boss dei Casalesi Francesco Schiavone: per i magistrati napoletani riciclava e incrementava gli introiti illeciti della camorra casertana.

    Entrò sulla scena degli affari apparentemente legali del territorio negli anni Settanta, nel settore dei cereali, e, raccontano i pentiti, già allora era amico del boss Mario Iovine, ucciso nel 1991 in Portogallo. Poi il legame con Schiavone e con il suo affiliato Francesco Bidognetti e, dicono soprattutto i collaboratori di giustizia Carmine Schiavone, cugino del capoclan e Dario De Simone, il progressivo e sempre più forte accaparramento di appalti anche pubblici, ’dirottatì su di lui dalle pressioni del clan. Passarelli crea una azienda di ristorazione, e questa gestisce tutte le mense delle scuole e delle aziende ospedaliere dell’agro aversano.

    Infine, nel 1994, l’acquisto dalla Cirio dell’immensa tenuta agricola «La Balzana», valore stimato sull’atto notarile 5 miliardi di lire, in realtà, secondo i magistrati almeno il doppio. Su questa proprietà si fondano le fortune dello zuccherificio, che in breve tempo, grazie ai Casalesi, distribuisce il suo prodotto in un regime di monopolio di fatto agli esercizi commerciali e ai servizi di ristorazione non solo in Campania ma anche nel basso lazio e in altre regioni, facendo concorrenza illecita a colossi quali ad esempio l’allora Eridania. «La Balzana» fu sequestrata durante l’inchiesta Spartacus, e poi, alla morte di Passarelli, la Corte di Assise di Santa Maria Capua Vetere riuscì ad evitare che passasse interamente alla moglie e ai figli dell’imprenditore in odore di camorra, che ne ricevettero solo un terzo, perchè i magistrati furono in grado di dimostrare che la parte restante delle quote erano un investimento diretto di Schiavone e Bidognetti.


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    Valentina
     Oggetto del messaggio: Re: News del giorno
    MessaggioInviato: 09 apr 2010, 13:30 
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    Ingroia: ''Cosa nostra subisce colpi ma non e' in ginocchio''

    Palermo. "Cosa nostra continua a subire duri colpi e attraversa una fase di difficolta', ma non e' in ginocchio, bisogna continuare a tenere alta la guardia".




    E' il monito del procuratore aggiunto Antonio Ingroia, intervenuto alla conferenza stampa per i tre fermi dei presunti mafiosi eseguiti oggi dai carabinieri a Palermo.

    "E' vero -prosegue Ingroia- Cosa nostra attraversa un momento di difficolta', ma la difficolta' non va assolutamente scambiata per una crisi definitiva. Cosa nostra non e' in ginocchio. Ha subito dei colpi, colpi molto duri, ma nonostante cio' riesce ancora ad avere un'ossatura sul territorio, riesce a mantenere in piedi il racket delle estorsioni. Insomma, Cosa nostra non e' sull'orlo del baratro ma e' in una fase in cui bisogna intervenire su piu' piani".

    Adnkronos


    Ingroia: "Esattori racket hanno paura quando riscuotono pizzo"

    9 aprile 2010
    Palermo. "I mafiosi che oggi vanno a chiedere il pizzo ai negozianti iniziano ad essere preoccupati, hanno paura di essere denunciati. Lo ha confermato anche l'ultimo pentito Manuel Pasta". E' quanto dice il procuratore aggiunto di Palermo, Antonio Ingroia, intervenendo alla conferenza stampa per i tre fermi eseguiti all'alba di oggi dai carabinieri del reparto operativo di Palermo.

    "Se si amplia il panorama dei commercianti che denunciano -prosegue Ingroia- allora possiamo mettere i mafiosi al muro. Questo e' il momento buono per denunciare. I commercianti non si possono nascondere piu' dietro l'alibi che Cosa nostra e' invincibile, le continue operazioni dimostrano il contrario. Denunciare i mafiosi e' una strada che porta solo vantaggi". Il procuratore aggiunto Ingroia, ha fatto, quindi, un appello ai commercianti vittime del racket: "Dovete denunciare, ma con convinzione".

    Secondo Ingroia c'e' una "rivoluzione culturale che si sta avviando in Sicilia, la legge ferrea dell'omerta' e' in crisi. Una minoranza di commercianti e' capace di fare preoccupare i mafiosi che hanno sempre piu' paura di essere denunciati. E questo e' un successo molto importante".

    Adnkronos



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    Tommy
     Oggetto del messaggio: Re: News del giorno
    MessaggioInviato: 09 apr 2010, 20:40 

    Iscritto il: 08 mar 2009, 11:28
    Messaggi: 147

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    La prima notizia mi piace poco. :sad: Preferirei sentire che cosa nostra è in ginocchio. La seconda notizia invece mi piace moltissimo. Avanti così! Non solo a Palermo, ma anche a Catania... e poi Messina, Siracusa, Agrigento...
    =D>
    Tommy


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