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Iscritto il: 27 gen 2007, 18:15 Messaggi: 14472
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http://www.agi.it/palermo/notizie/20080 ... 1-art.htmlhttp://www.agi.it/palermo/notizie/20080 ... 2-art.html PADRE PUGLISI:"3P" 15 ANNI DOPO, RICORDATO IL PRETE DELLA GENTE
(AGI) - Palermo, 15 set. - Quindici anni fa veniva ucciso padre Pino Puglisi. I killer di Cosa nostra agirono spietatamente contro un uomo e un sacerdote indifeso nel giorno del suo 56esimo compleanno, sotto la sua abitazione di piazzale Anita Garibaldi. I 'potenti' boss mafiosi si sentivano minacciati da questo prete mite che riusciva a parlare al cuore dell'uomo cambiandolo, che testimoniava la liberazione da ogni oppressione e che si poneva come alternativa calda, forte e credibile alla pretesa di totale controllo e all'opera di reclutamento del clan che dominava questa porzione tormentata di Palermo. "3P", come lo chiamavano affettuosamente i suoi ragazzi, il cuore dell'uomo, del resto, lo conosceva bene: a lungo aveva guidato il cammino di generazioni di giovani, essendo stato l'anima del Centro diocesano vocazioni. Fino a quando, il 29 novembre del 1990, arriva a Brancaccio. Il 29 gennaio del 1993, 6 mesi prima del suo assassinio, fonda il Centro Padre nostro, punto di riferimento per i giovani e le famiglie del quartiere, piu' volte oggetto di raid vandalici. Insieme alle famiglie di Brancaccio e al Comitato intercondominiale ingaggia una battaglia dura non solo per la legalita', ma anche contro l'indifferenza delle istituzioni cui chiedeva, inascoltato, una scuola media e la bonifica degli scantinati di via Hazon, divenuti scandalosa testimonianza del potere delle cosche che li' decidevano i loro traffici illeciti. Questa mattina silenzioso pellegrinaggio alla tomba del sacerdote, nel cimitero di Sant'Orsola. Alle 11.30 il consiglio circoscrizionale lo ricorda e alle 18.30, in cattedrale, la Chiesa di Palermo fa memoria attorno al suo arcivescovo Paolo Romeo. Le iniziative, promosse separatamente dalla parrocchia e dal Centro Padre nostro, proseguono fino al 29. Una 'separazione' che ha prodotto anche l'annullamento, per la prima volta in quindici anni, della fiaccolata tra le vie del quartiere che da sempre segnava la vigilia dell'anniversario.(AGI)
(AGI) - Palermo, 15 set. - Prevista anche l'inaugurazione del Centro giovanile "Don Giuseppe Puglisi" che la fondazione intitolata al martire gestira' in un appartamento di 280 metri quadri, in Largo Giuliana, confiscato ai boss. Per finanziarne la ristrutturazione don Golesano ha lanciato un appello a tutti i Comuni d'Italia affinche' diano cento euro ai ragazzi di Brancaccio attraverso il conto corrente 2565.52 del Banco di Sicilia, causale "Ponte della solidarieta'". E domani alle 18 sara' inaugurato uno spazio verde in cui ogni albero piantato avra' il nome di un'associazione di volontariato di Gela: il giardino dell'impegno e della solidarieta' sara' dedicato a padre Pino Puglisi nella periferia della citta', accanto alla Casa del volontariato. A benedire il piccolo parco sara' il vescovo di Piazza Armerina, monsignor Michele Pennini. E' ancora in corso la causa per il riconoscimento del martirio del sacerdote. Adesso si attende l'ultimo pronunciamento del Congresso ordinario della Congregazione delle cause dei santi, composto da cardinali e vescovi. "Un religioso austero e rigoroso, calato nel sociale, immerso nella difficile realta' del quartiere", scrivevano di lui i giudici nelle motivazioni della sentenza di condanna degli esecutori del delitto. Emblema di quel sacerdozio missionario capace di "donarsi e spendersi quotidianamente per condurre tutti nell'unico gregge del Signore", ricordava in un'occasione il cardinale Camillo Ruini nella sua prolusione all'assemblea generale della Conferenza episcopale italiana, paragonando padre Pino Puglisi al Buon Pastore. "Non sono un biblista - diceva di se' il parroco - non sono un teologo, ne' un sociologo, sono soltanto uno che ha cercato di lavorare per il regno di Dio". Un terreno di impegno nel quale coinvolgere tutti: "E se ognuno fa qualcosa", era il senso della sua sfida. Per tutto questo, per la sua volonta' di rompere il rigido controllo della mafia sul territorio e sulle persone, e' stato assassinato: un solo colpo di pistola alla nuca esploso dal killer Salvatore Grigoli, collaboratore di giustizia e condannato a sedici anni di carcere. Quasi una risposta all'anatema di Giovanni Paolo II pronunciato contro la mafia dalla Valle dei Templi. Per l'omicidio sono stati definitivamente condannati all'ergastolo i fratelli Filippo e Giuseppe Graviano, boss della borgata di Brancaccio, accusati di avere ordinato il delitto. Ergastolo anche per gli altri componenti del commando che aspettarono il sacerdote sotto casa: Gaspare Spatuzza, Cosimo Lo Nigro, Luigi Giacalone e Nino Mangano. (AGI)
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