|
Condivido pienamente la tua replica. Tuttavia vorrei fare una ulteriore considerazione.
Evidentemente non è possibile pensare di avere un controllo completo su tutta la filiera di un prodotto che viene messo in vendita, tra l'altro in alcuni casi potrebbero esserci questioni altrettanto gravi da prendere in considerazione come lo sfuttamento del lavoro minorile o problemi di compatibilità ambientale. In ogni caso, però, credo che sia opportuno cercare di costruire un ponte tra coloro che decidono di denunciare cercando di convincere gli imprenditori pizzo-free a stringere, ove sia possiblile, rapporti commerciali con altri imprenditori pizzo-free. Questo avrebbe il duplice vantaggio di creare una sorta di "auto-aiuto" tra imprenditori puliti e di accelerare il processo di ripulitura della filiera di prodotti che vengono acquistati come liberi dal pizzo.
Mi viene in mente la questione delle arance. Se vi fosse stato un supermercato pizzo-free che avesse accettato di offrire un canale solidale al nostro amico imprenditore evidentemente sarebbe stato più facile immettere sul mercato le sue arance anche senza l'intervento dei volontari che si sono offerti di venderle o di fare le marmellate. Questo avrebbe fornito un aiuto diretto all'imprenditore e avrebbe introdotto nella filiera un anello sano!
Ovviamente non sostengo che questa soluzione sia sempre applicabile però credo che sia tanto più praticabile quanto più ampio è il numero di imprenditori che aderiscono al progetto consumo critico.
In sostanza propongo, nel caso in cui non fosse già previsto, di avere un ruolo attivo per la creazione di questi canali solidali tra imprenditori che decidono di denunciare.
|