Ciao Tommy,ben ritrovato
Ho letto il tuo post interessante,per questioni di tempo ti rispondo solo all'ultima osservazione perché avevo già scritto una cosa del genere in un altro forum dove era stato posto lo stesso problema (proprio l'altro ieri che coincidenza

)
Occorre distinguere le mafia,con la loro storia e modus operandi,da ciò ne può conseguire un diverso contesto sociale.
Ciò che viene subito percepito infatti è lo "stile" o meglio il modus operandi delle varie associazioni,ma questo dipende soprattutto da come sono strutturate e dalle loro evoluzioni.
La camorra non presenta una organizzazione verticista e gerarchica come cosa nostra,se ricordate qualche anno fa nei notiziari una settimana si e l'altra pure in campania c'era un morto,perché le varie famiglie camorriste erano in competizione oggi che non ci sono più spari probabilmente hanno trovato il modo di allearsi e fare affari tutti,quando c'è silenzio vuol dire che stanno bene.
L'unica eccezione in campania sono i casalesi,che però derivano da una stretta esperienza con cosa nostra.
L'ndrangheta rappresenta una organizzazione struttura in modo abbastanza omogeneo seguendo le linee parentali,ciò rende difficile sia che vi sia qualche collaboratore di giustizia,ma anche la reazione da parte della collettività.
In Sicilia invece ci sono presenti diverse realtà e credo che sintetizza al meglio il quadro complessivo.
Nella parte occidentale fino a giungere nei pressi dell'agrigentino opera cosa nostra,nella parte sud c'è invece la stidda,una organizzazione mafiosa che concorre e si allea nel caso con cosa nostra,nel messinese invece oltre che famiglie mafiose siciliane si registrano anche connessioni con l'ndrangheta e nella parte orientale in particolare nel catanese invece sono presenti diverse famiglie che non fanno parte di cosa nostra,con l'eccezione dei Santapaola e dei Laudani che vi hanno invece prestato giuramento.
Quali sono i riflessi sul territorio ed in particolare sulla collettività?
Partendo dalla storia recente e prendendo come riferimento Palermo e Catania (per sintesi),cosa nostra con la politica stragista di Riina ha provocato grandi ferite a Palermo,due su tutte:autostrade che crollavano e bombe in pieno centro.
Ciò ha accentuato l'attenzione pubblica ed anche dello Stato,che è intervenuto (costretto?) non solo con uomini e mezzi ma anche attraverso la legislazione;da Riina in poi,la politica di Provenzano è stata quella di fare il meno rumore possibile (calati iuncu ca passa la china o tutti mafiosi nessuno mafioso) ma la coscienza dei cittadini palermitani dopo le stragi ormai era stata troppo scossa e lo si può vedere non solo nelle dimostrazioni degli anni novanta ma anche tutt'ora.
A Catania invece,con l'eccezione dei 100 morti in un anno dei primi anni 90,le famiglie si sono sempre prestate ad una politica imprenditoriale,le uccisioni quando avvenivano non colpivano quasi mai "civili" ma esponenti di famiglie in quel momento rivali,alcuni episodi si sono verificati fino all'anno scorso.
Questo poco trambusto ha portato invece ad una situazione di immobilità nelle coscienze dei cittadini catanesi,non che ignorino il fenomeno mafioso,ma nel bene e nel male,non avendo subito le ferite dei cugini palermitani non ne hanno una consapevolezza piena.
Quindi ad un maggiore silenzio corrisponde non solo la possibilità da parte dell'associazione mafiosa di agire con più tranquillità per i suoi affari illeciti,ma anche una minore percezione del fenomeno da parte della comunità sana.
Infine indici utili vanno raccolti nelle scuole,nelle università,tra i commercianti e le eventuali denunce che sono state fatte nel corso dell'anno.
P.S.
Come è finita con il romanzo?
