MAFIA: AIELLO, IO VITTIMA DEL PIZZO E DELL'ANTIMAFIA
(ANSA) - PALERMO, 21 MAR - SI DEFINISCE UNA VITTIMA DELLA
MAFIA E ALLO STESSO

DI UNO SCONTRO FRA MAGISTRATI DELLA PROCURA DI PALERMO (...) TANTO CHE ADESSO DICE DI VOLERSI RIVOLGERE AD ADDIOPIZZO: "SONO UN NULLATENENTE SENZA LAVORO - AFFERMA -. VOGLIO ESSERE AIUTATO, ANDRO' DA ADDIOPIZZO: OGGI C'E' UN RISVEGLIO DELLE COSCIENZE, LO VEDO LEGGENDO I GIORNALI. PERCHE' NON DOVREBBERO AIUTARE ANCHE ME?".(ANSA).
COM-ABB/GIM
21-MAR-08 16:50
Apc-MAFIA/AIELLO: SONO STATO UNA VITTIMA MI RIVOLGERO' AD ADDIOPIZZO
Parla il re Mida della sanita' siciliana dopo condanna a 14 anni
Palermo, 21 mar. (Apcom) - "Sono stato vittima di una guerra
interna alla Procura, perche' io ero amico di Ciuro. Una parte dei
magistrati di quell'ufficio voleva screditare Ingroia e gli altri
pm cosiddetti 'caselliani', come Gozzo". Questa l'idea del
processo "Talpe alla Dda" che si e' fatto Michele Aiello,
considerato il Re Mida della Sanita' siciliana, che parla per la
prima volta dopo la condanna a 14 anni per associazione mafiosa
in un'intervista esclusiva rilasciata a Riccardo Arena che sara'
pubblicata nel prossimo numero di "S", il magazine di cronaca in
edicola da domani.
Aiello non vuol passare per "amico dei boss" e sostiene invece di
essere una vittima della mafia, segnalando: "Pago il pizzo, l'ho
sempre pagato, lo pagava anche mio padre. Facevamo strade
interpoderali e pagavamo sette milioni di lire per ogni lotto".
Tanto che adesso dice di volersi rivolgere ad Addiopizzo: "Sono
un nullatenente senza lavoro - sostiene Aiello -. Voglio essere
aiutato, andro' da Addiopizzo: oggi c'e' un risveglio delle
coscienze, lo vedo leggendo i giornali. Perche' non dovrebbero
aiutare anche me?". L'imprenditore sanitario poi parla
dell'amministratore giudiziario delle sue cliniche: "Da quattro
anni - evidenzia - le mie aziende perdono. Se dovessi
riprendermele cosa trovero'? Per ora si stanno sfruttando i
capitali che c'erano e andando avanti cosi' si esaurira' tutto.
L'amministratore giudiziario non rischia di suo, e' questo il
problema".
E adesso dice di essere mantenuto da sua moglie: "Dopo avere
lavorato una vita - racconta - per disposizione dei giudici non
posso nemmeno passare dalla strada in cui si trovano le mie
cliniche. Sono mantenuto da mia moglie, che insegna matematica in
una scuola media di Bagheria".
Nelle parole di Aiello anche la sua versione dell'incontro con
Cuffaro in un negozio di abbigliamento a Bagheria: "Il presidente
- seganla - veniva da Roma e mi disse di stare attento a Ciuro e
Riolo. Ma non specifico' che erano indagati". Secondo Aiello,
Cuffaro parlo' con lui in virtu' di un'amicizia antica, un rapporto
iniziato piu' di vent'anni fa: "Mi ricordo di tre aspiranti
radiologi degli anni Ottanta, Cuffaro, Nino Dina e Antonino Bruno
- chiarisce Aiello -. Conobbi cioe' Cuffaro come medico che si
stava specializzando in radiologia: questo e' un ricordo vago,
pero'. Poi lo rividi nel '95/'96 con Borzacchelli".
Red/Stl
211323 mar 08
MAFIA: MICHELE AIELLO, IO VITTIMA DEI BOSS MI RIVOLGERO' AD 'ADDIOPIZZO' =
AL PROCESSO PER LE 'TALPE' E' STATO CONDANNATO A QUATTORDICI
ANNI
Palermo, 21 mar. - (Adnkronos) - "Sono stato vittima di una
guerra interna alla Procura, perche' io ero amico di Ciuro. Una parte
dei magistrati di quell'ufficio voleva screditare Ingroia e gli altri
pm cosiddetti 'caselliani', come Gozzo". E' questa l'idea del
processo "Talpe" che si e' fatto il magnate della sanita' siciliana
Michele Aiello, che parla per la prima volta dopo la condanna a 14
anni in un'intervista rilasciata a Riccardo Arena che sara' pubblicata
nel prossimo numero di "S", il magazine in edicola da sabato 22
marzo: il patron di Villa Santa Teresa fa i nomi di amici e nemici, da
Toto' Cuffaro a Giuseppe Ciuro, Giorgio Riolo e Antonio Borzacchelli.
Aiello, considerato dai magistrati l'alter ego finanziario di
Bernardo Provenzano, sostiene di essere una vittima della mafia:
"Pago il pizzo, l'ho sempre pagato, lo pagava anche mio padre -
spiega - Facevamo strade interpoderali e pagavamo sette milioni di
lire per ogni lotto". Tanto che adesso dice di volersi rivolgere ad
Addiopizzo: "Sono un nullatenente senza lavoro - afferma -. Voglio
essere aiutato, andro' da Addiopizzo: oggi c'e' un risveglio delle
coscienze, lo vedo leggendo i giornali. Perche' non dovrebbero aiutare
anche me?". L'imprenditore se la prende con l'amministratore
giudiziario delle sue cliniche: "Da quattro anni - attacca - le mie
aziende perdono. Se dovessi riprendermele cosa trovero'? Per ora si
stanno sfruttando i capitali che c'erano e andando avanti cosi' si
esaurira' tutto. L'amministratore giudiziario non rischia di suo, e'
questo il problema". E cosi', adesso dice di essere mantenuto da sua
moglie: "Dopo avere lavorato una vita - racconta - per disposizione
dei giudici non posso nemmeno passare dalla strada in cui si trovano
le mie cliniche. Sono mantenuto da mia moglie, che insegna matematica
in una scuola media di Bagheria".
Nelle parole di Aiello anche la sua versione dell'incontro con
Cuffaro in un negozio di abbigliamento a Bagheria: "Il presidente -
dice - veniva da Roma e mi disse di stare attento a Ciuro e Riolo. Ma
non specifico' che erano indagati". Secondo Aiello, Cuffaro parlo'
con lui in virtu' di un'amicizia antica, un rapporto iniziato piu' di
vent'anni fa: "Mi ricordo di tre aspiranti radiologi degli anni
Ottanta, Cuffaro, Nino Dina e Antonino Bruno - chiarisce Aiello -.
Conobbi cioe' Cuffaro come medico che si stava specializzando in
Radiologia: questo e' un ricordo vago, pero'. Poi lo rividi nel
'95-'96 con Borzacchelli".
(Ter/Col/Adnkronos)
21-MAR-08 13:51 "