utente, nemmeno se la condanna fosse stata con l'aggravante sarebbe corretto dire che Cuffaro e' mafioso, si sarebbe dovuto dire che ha favorito la mafia. Invece con la condanna semplice si dovrebbe legittimamente dire che ha favorito dei mafiosi, come sostiene ad esempio Piero Grasso.
La rabbia per l'atteggiamento di Cuffaro stesso, che si vanta di una condanna a 5 anni come se lo riabilitasse, un po' giustifica la voglia di gridare che e' mafioso; per lo stessa ragione verrebbe da gridare 'mafiosi' anche ai politici viscidi che lo difendono a spada tratta, ma non
avrebbe molta efficacia, anzi sarebbe controproducente. Saremmo additati come i soliti giustizialisti, che non capiamo niente di diritto, ecc...
Pero' ragioniamo ed evitiamo di fare il loro gioco. I giudici hanno dato una sentenza, rispettiamola; magari in seguito la leggiamo e proviamo a spiegare alla gente la differenza tra il dire che uno e' innocente di aver favorito la mafia, e dire che CI SONO LEGITTIMI SOSPETTI MA NON CI SONO LE PROVE che l'abbia favorita. In questo modo secondo me e' piu' efficace. Intanto quello che bisogna gridare a gran voce e' 'CUFFARO DIMETTITI' (e se vogliamo aggiungerlo, VERGOGNATI)
http://www.lasicilia.it/index.php?id=76 ... siciliaweb
"Ieri Mastella, oggi Cuffaro": parte da questi due esempi Silvio Berlusconi per ribadire che serve "un risanamento di tutto l'ambito giudiziario. Credo che gli italiani esprimano già con i numeri dei sondaggi che siamo nella piena patologia e che c'è da fare un risanamento di tutto l'ambito giudiziario molto in profondità". Il presidente di Fi, secondo quanto riferisce la segreteria del partito, ha telefonato al presidente della Regione Sicilia per manifestargli "un'affettuosa solidarietà".
Anche l'ex presidente della Repubblica Francesco Cossiga ha telefonato al governatore subito dopo la sentenza del processo alle talpe nella Dda. "Cossiga - dice una nota dell'ufficio stampa della Regione - ha espresso a Cuffaro il suo affetto e la sua soldarietà compiacendosi di non avere un amico colluso con la mafia e ricordandogli come egli rimanga il primo dei cossighiani".
Arriva anche il commento del procuratore nazionale antimafia, Piero Grasso: "E' rimasto provato il favoreggiamento da parte del presidente della Regione di singoli mafiosi come Guttadauro, Aragona, Greco, Aiello e Miceli, ma tutto ciò non è stato ritenuto integrare l'aggravante contestata di avere agevolato l'associazione mafiosa Cosa nostra nel suo complesso. Si tratta di uno dei temi più complessi e dibattuti sul piano giuridico, che sarà certamente oggetto di ulteriori verifiche giudiziarie in fatto e in diritto".
"Da sempre sappiamo che Cuffaro non è colluso con la mafia. Da oggi lo ha certificato anche un tribunale della Repubblica. Sono certo che in appello cadranno anche le altre imputazioni". Così il leader dell'Udc, Pier Ferdinando Casini, valuta da Terni la sentenza a carico del presidente della Regione Sicilia.
Casini appoggia la decisione di Cuffaro di non dimettersi: "Mi sembra giusto, lo avrebbe dovuto fare se fosse risultato colluso con la mafia, ma ciò non è risultato essendo caduta l'imputazione più grave e quindi nutro fiducia".
Anche Rocco Buttiglione, presidente dell'Udc, manifesta "solidarietà umana a Totò Cuffaro e la certezza che saprà dimostrare la sua innocenza nei prossimi gradi di giudizio".
Cauto il procuratore di Palermo, Francesco Messineo: "Prendiamo atto della sentenza. In ogni caso leggeremo con molta attenzione le motivazioni. Rispetto a una sentenza non c'è da essere soddisfatti o insoddisfatti: si tratta di un atto di giustizia emesso da un tribunale della repubblica che può essere criticato nelle sedi opportune, ma rispetto al quale non sono consentite manifestazioni improprie di consenso o di dissenso".
Perentorio l'europarlamentare Nello Musumeci, leader siciliano de La Destra: "Se all'Ars ci fosse il mio partito la maggioranza sarebbe già in crisi. C'è chi di fronte a una condanna si sente sconfitto e chi riabilitato. Speriamo che Cuffaro voglia finalmente sottrarre la Sicilia a questa avvilente caduta d'immagine".
Se non si riporta l'etica nella politica sarà la crisi della democrazia. Lo sostiene il ministro delle Infrastrutture Antonio Di Pietro commentando la condanna. "La richiesta di rinvio a giudizio per Bassolino, la condanna a Cuffaro, l'inchiesta giudiziaria che ha coinvolto Mastella, sua moglie e l'Udeur in Campania, la condanna a Iorio... Mi sembra di essere tornato al '92, quando giorno per giorno toccava alla magistratura denunciare il malaffare e il coinvolgimento delle politica e mettere in luce il rapporto malato tra politica e affari".
Orazio Licandro, capogruppo del Pdci in commissione Antimafia, va all'attacco: "Ora nei processi si brinda e si esprime soddisfazione non se si viene assolti, ma se si rimedia un numero di anni inferiore a quanto si temeva. L'equilibrismo di Totò Cuffaro è davvero sconcertante. Quando un uomo delle istituzioni viene condannato per favoreggiamento a 5 anni con una interdizione perpetua dai pubblici uffici dovrebbe, per dignità, abbandonare subito l'alta carica istituzionale che ricopre. Il fatto che i giudici non abbiano riconosciuto le aggravanti non toglie nulla alla enorme gravità della responsabilità di Cuffaro".
Sulla stessa linea l'eurodeputato Sd Claudio Fava: "Scegliendo di non dimettersi nonostante la condanna a 5 anni di reclusione e l'interdizione dai pubblici uffici, Cuffaro ha definitivamente azzerato ogni soglia di decenza per l'istituzione che rappresenta. Chiederemo che di questo grave vulnus democratico e istituzionale si faccia carico il presidente della Repubblica".
Il leader del Movimento per l'autonomia, Raffaele Lombardo, commenta: "Siamo certi che i successivi gradi del giudizio cancelleranno le residue accuse a carico del Presidente Cuffaro. Oggi va sottolineato che i giudici hanno escluso l'aggravante, con ciò reputando Cuffaro estraneo all'intreccio mafioso". "Il presidente che, non lo si dimentichi, non si è sottratto al giudizio per ben due volte - aggiunge l'europarlamentare - rinunziando all'immunità connessa al seggio di parlamentare europeo prima e di senatore poi, ha il diritto e il dovere di restare al suo posto e di imprimere il necessario slancio, oramai senza esitazioni, all'azione del governo regionale".
Così il presidente della commissione Affari costituzionali di Palazzo Madama, Enzo Bianco: "Sino a quando la sentenza non è passata in giudicato c'è la presunzione di innocenza ma Cuffaro deve seriamente valutare se continuare a mantenere il suo incarico. La sua posizione è grave, indipendentemente dall'aggravante o meno". "Egli ha il dovere di pensare a difendersi ma anche di pensare alla Sicilia - aggiunge il senatore Pd - la credibilità di una Regione è minata profondamente. Un atto di generosità verso la Sicilia sarebbe apprezzato da tanti, al di là dell'obbligo di dimettersi legato all'interdizione dai pubblici uffici".
18/01/2008