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'Il racket vale un miliardo all'anno
Il dato è contenuto nel volume "I costi dell'illegalità", curato dal sociologo Antonio La Spina per la fondazione Chinnici. Monitorate 2.286 imprese con sede nell'isola: la media ponderata delle estorsioni ruota attorno ai 600 euro
PALERMO - Il costo annuo delle estorsioni in Sicilia supera il miliardo di euro, una cifra pari all'1,3% del prodotto lordo regionale. Il dato è contenuto nel volume curato dal sociologo Antonio La Spina dal titolo "I costi dell'illegalità", edito da Il Mulino (pp. 248, 24 euro) . Lo studioso ha cooordinato una ricerca, la prima in Italia sul fenomeno condotta con metodo scientifico, realizzata per conto della Fondazione intitolata al giudice Rocco Chinnici.
I risultati saranno illustrati domani al Palazzo Steri di Palermo, sede del rettorato, nel corso di un convegno che sarà concluso sabato dal presidente del Senato Franco Marini. All'incontro parteciperanno, tra gli altri, anche alcuni magistrati che hanno partecipato alla stesura del libro: il procuratore nazionale antimafia Piero Grasso, il Procuratore di Palermo Francesco Messineo e il suo aggiunto Guido Lo Forte, presidente distrettuale dell'Anm. La cifra di oltre un miliardo, spiegano i curatori della ricerca, non è sufficiente a misurare l'impatto negativo delle cosche sull'economia dell'Isola. Si riferisce infatti alla sola quantità di denaro "direttamente sottratta alle imprese".
Complessivamente sono state "monitorate" 2.286 imprese con sede in Sicilia; 646 hanno ammesso di avere pagato, con frequenza regolare, nell'arco di tempo tra il 1987 e il 2007. Altre 333 aziende sono state oggetto di "richieste una tantum" da parte degli estorsori, per un valore medio che s'aggira sui 25 mila euro. Per il resto, si legge nella ricerca, lo slogan che meglio di altri descrive la filosofia a cui il racket s'è ispirato negli ultimi anni, è "pagare poco ma pagare tutti".
Lo stesso libro mastro dei Lo Piccolo, commentano gli analisti, costituisce "un robusto riscontro delle ipotesi di base e dei risultati del nostro lavoro". Su scala regionale la richiesta di pizzo va da un minimo di 32 euro al mese a una tabaccheria al massimo di 27 mila e 200 euro, sempre mensili, ai danni di un supermercato. La media ponderata ruota attorno ai 600 euro.
In ogni caso, il virus attacca tutti, pubblici esercizi e artigiani, ma anche alberghi e ristoranti, commercianti all'ingrosso, concessionari di auto e moto. E se tra Palermo, Catania e Siracusa c'è una certa omogeneità nel trattamento subito dalle imprese, Messina è una storia a sè. Nella città dello Stretto le avance degli estorsori tendono, solitamente, a essere più esose.
Così nel settore delle costruzioni il pizzo medio nel Messinese, secondo il campione analizzato, è di 2.537 euro. In provincia di Palermo è di 1.348 euro; nell'area di Catania di 1.353 euro. Idem nel commercio al dettaglio. In testa alla hit parade delle tangenti c'è Messina con 607 euro; seguono Palermo, con 459 euro e Catania, con 373 euro.'