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    Autore Messaggio
    chiara cicala
     Oggetto del messaggio: Re: News del giorno
    MessaggioInviato: 18 dic 2010, 21:29 

    Iscritto il: 02 apr 2010, 11:11
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    Località: catania

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    Gli imprenditori li denunciano
    In manette tre esattori del pizzo



    Tre persone sono finite in manette nel corso di due distinte operazioni concluse dai carabinieri di Messina e Giardini Naxos. Nel primo caso uno dei tre avrebbe chiesto soldi ad un imprenditore edile di Messina, ma quest’ultimo si sarebbe ribellato, denunciandolo alle forze dell’ordine. Nel secondo, invece, due pregiudicati avrebbero chiesto il pizzo ad un commerciante di Giardini Naxos che anche in questo caso avrebbe denunciato il fatto ai carabinieri.

    (Da: live Sicilia quotidiano on line)

    _________________
    Bisogna dimostrare al mondo che non siamo il paese di Riina, siamo il paese di Falcone.
    R. Saviano


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    Valentina
     Oggetto del messaggio: Re: News del giorno
    MessaggioInviato: 05 gen 2011, 23:34 
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    Iscritto il: 27 gen 2007, 18:15
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    http://www.ilsole24ore.com/art/economia ... C#continue

    Un protocollo imprese-polizia per la legalità

    PALERMO
    Una casa comune per uomini della polizia e imprenditori siciliani. È questa la definizione che si può dare dei nuovi locali destinati agli uomini della Squadra mobile della questura di Palermo e alle riunioni del Servizio centrale operativo all'interno della Chiesa di Sant'Elisabetta, struttura adiacente alla questura che sarà restaurata grazie al contributo di 350mila euro fornito da Confindustria Sicilia. Ed è questo solo uno degli aspetti del protocollo firmato ieri dal questore di Palermo Nicola Zito e dal presidente degli industriali siciliani Ivan Lo Bello mentre era assente per motivi di forza maggiore (è a letto con l'influenza) Antonello Montante, delegato alla legalità dal presidente di Confindustria Emma Marcegaglia, l'imprenditore che al documento ha lavorato intensamente negli ultimi mesi. «Si tratta – spiega Montante – di un modo concreto di stare al fianco dello stato e delle forze dell'ordine. È la prima volta in Italia che gli imprenditori intervengono finanziariamente per questo tipo di infrastruttura e credo che non sarà l'ultima: Palermo e la Sicilia si propongono come modello che potrà essere imitato da altre associazioni territoriali soprattutto lì dove è più necessario dare un segnale».
    Nella nuova sede ci sarà anche un'area dedicata agli imprenditori che vogliono denunciare e la questura si è impegnata a realizzare una serie di incontri con le categorie produttive sul contrasto al fenomeno del racket per fornire informazioni sulle norme e sulle opportunità per chi denuncia. «Questo protocollo è importante per tanti motivi - spiega Lo Bello -. Ci sono tanti imprenditori che hanno denunciato e che spingono gli altri a denunciare le estorsioni mafiose grazie alla forte azione di contrasto messa in campo dalle forze dell'ordine. Questa è la cornice essenziale di una collaborazione avviata da tempo e che oggi aggiunge un ulteriore tassello nel segno della legalità».
    Il completamento della struttura, in cui confluiranno gli uffici della Mobile, ha un valore soprattutto simbolico della forte intesa che esiste tra industriali e polizia. «È un percorso virtuoso che ci permette di fare passi da gigante, come dimostra l'operazione Addiopizzo 5 (con la quale è stata smantellata la cosca di San Lorenzo-Tommaso Natale Ndr), nel contrasto alla mafia – dice il questore, Nicola Zito -. Abbiamo creato un sistema che crea fiducia nelle persone e ci permette di dare una sferzata all'organizzazione criminale. Non siamo più alle semplici dichiarazioni d'intenti, ma siamo giunti ad una collaborazione fattiva». Lo Bello ha fatto anche il punto con i giornalisti sull'applicazione delle norme del codice etico di cui Confindustria Sicilia è stata apripista e che è ormai patrimonio comune degli imprenditori. «Finora – ha detto il presidente degli industriali siciliani – sono oltre trenta gli imprenditori che sono stati espulsi da Confindustria in Sicilia per non aver rispettato il codice etico che prevede la denuncia dell'industriale nel caso in cui abbia avuto richieste estorsive. Nel capoluogo siciliano sono stati sei tra espulsi e accompagnati nel percorso di denuncia. L'espulsione è inderogabile per l'imprenditore colluso, mentre cerchiamo di accompagnare nel percorso di denuncia chi paga il pizzo». Ai dati forniti da Lo Bello vanno aggiunte almeno altre 30 imprese che pur di non accettare le previsioni del codice etico hanno rassegnato le dimissioni dall'associazione. E va registrata una curiosità: nonostante l'allontanamento di queste imprese in alcune territoriali (vedi Catania) il numero delle aziende associate è aumentato. «Noi – ha detto ancora Lo Bello – ci muoviamo quando raggiungiamo la certezza che quell'impresa è coinvolta nel pagamento del pizzo o nell'organizzazione criminale». Sul fronte delle denunce, a Palermo si è raggiunta quota trenta. «In Sicilia - ha concluso Lo Bello - siamo già a 150 imprese che hanno denunciato. Il nostro obiettivo è buttare fuori gli imprenditori collusi, ma contemporaneamente di convincere l'imprenditore che ha pagato a denunciare».


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    Valentina
     Oggetto del messaggio: Re: News del giorno
    MessaggioInviato: 08 gen 2011, 12:13 
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    Iscritto il: 27 gen 2007, 18:15
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    Mafia: 20 anni fa lettera di Grassi al '''caro estortore''

    Gesto dirompente ricordato con un film nella sede di Addiopizzo

    (ANSA) - PALERMO, 8 GEN - Il 10 gennaio 1991 scrisse una lettera al ''Giornale di Sicilia'' che cominciava cosi': ''Caro estortore...''. Il giorno dopo davanti la Sigma, la fabbrica di capi d'intimo di Libero Grassi, c'erano carabinieri, cameramen di televisioni e giornalisti. Grassi venne assassinato dal killer di mafia Salvino Madonia il 29 agosto 1991 per essersi opposto al pizzo. Stamane nella sede di Addiopizzo, a Palermo, e' proiettato in anteprima nazionale un film-documentario che ricorda il coraggio di Grassi: ''Uomini della mafia, risparmiate i vostri soldi per i proiettili: non vi paghero' mai...''.


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    Valentina
     Oggetto del messaggio: Re: News del giorno
    MessaggioInviato: 11 gen 2011, 11:21 
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    Iscritto il: 27 gen 2007, 18:15
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    Dia Catania. Nel 2010 confiscati e sequestrati beni per 160 milioni di euro

    11 gennaio 2011
    Catania. La Direzione antimafia di Catania ha reso noto il bilancio dell'attività dell'anno appena trascorso, il 2010, che ha interessato Cosa nostra etnea, messinese e siracusana.
    Sono stati diciotto i provvedimenti giudiaziari di sequestro e di confisca di beni eseguiti, per un patrimonio tolto alla criminalità organizzata stimato complessivamente in 160 milioni di euro. La Dia di Catania ha poi 'trattato' 17 segnalazioni di operazioni finanziarie sospette, delle quali tre sono ancora in corso, eseguito 328 accertamenti per il mantenimento del carcere 'duro' ed 'istruito' 953 richieste di informazioni su richieste di gratuito patrocinio. La Dia etnea ha svolto anche accertamenti su 1.349 società impegnate nella partecipazione alla realizzazione di opere pubbliche o destinatarie di fondi pubblici. Sempre nel 2010, la Dia ha anche portato a termine importanti operazioni antimafia quali la 'Cherubino' con 18 ordinanze contro il monopolio del 'caro estinto' in ospedale gestito dalle 'famiglie' D'Emanuele e Santapaola e quella coordinata dalla Dda della Procura di Napoli per l'illecita concorrenza nel settore dei trasporti in cui sono stati coinvolti il clan dei Casalesi di Caserta e la cosca Madonia di Caltanissetta.

    Adnkronos


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     Oggetto del messaggio: Re: News del giorno
    MessaggioInviato: 17 gen 2011, 10:00 
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    Mafia: operazione della Dia, 6 arresti

    (PRIMAPRESS) PALERMO - Nel corso di un'operazione antimafia della Dia di Palermo, sono state arrestate 6 persone appartenenti alle famiglie mafiose di Partinico e Carini (PA) Le accuse nei loro confronti sono di associazione per delinquere di stampo mafioso,tentata estorsione ed estorsione aggravata a danno di alcuni imprenditori edili.Perquisizioni sono in atto Nel corso delle indagini,sono state registrate riunioni in cui i taglieggiatori imponevano alle vittime le modalità di consegna delle somme di denaro.


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     Oggetto del messaggio: Re: News del giorno
    MessaggioInviato: 20 gen 2011, 20:21 
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    Iscritto il: 27 gen 2007, 18:15
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    MAFIA: MAXI RETATA A NEW YORK, UN ARRESTO ANCHE A SIRACUSA

    (ASCA) - Roma, 20 gen - Associazione a delinquere ed estorsione. Con queste accuse la Polizia di Stato di Siracusa, coordinata dal Servizio Centrale Operativo della Dac (Direzione Anticrimine Centrale) e dall'Interpol italiana, ha proceduto all'arresto provvisorio ai fini dell'estradizione di Walter Samperi, nato a Siracusa e residente a Floridia (SR).

    L'arresto, spiega una nota della Polizia, e' avvenuto contestualmente ai circa 120 arresti, coordinati dall'Fbi di Miami e New York, eseguiti all'alba di oggi nell'ambito di un'importante operazione contro sette famiglie, legate alla criminalita' organizzata, fra New York, il New Jersey e Rhode Island.

    Samperi e' ritenuto un associato di lungo corso della famiglia Colombo, appartenente al sodalizio ''Cosa Nostra'' ed e' incriminato per fatti avvenuti tra il 2004 ed il 2010 a New York. L'uomo e' stato arrestato in base agli artt. 716 e 715 c.p.p., in attesa che le autorita' Usa inviino la documentazione necessaria, attraverso i canali diplomatici, per la valutazione della richiesta di estradizione del Samperi. Walter Samperi ha trascorso gli ultimi dieci anni a New York, dove, lo scorso luglio, era stato arrestato per reati contro il patrimonio. Rientrato a Floridia (Sr) nell'agosto successivo, si era stabilito presso l'abitazione di parenti e non svolgeva alcuna attivita' lavorativa fissa


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    Riccardo
     Oggetto del messaggio: Re: News del giorno
    MessaggioInviato: 20 gen 2011, 21:32 

    Iscritto il: 21 nov 2010, 20:18
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    Ragazzi qst si ke è stata una bellissima notizia!


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    Valentina
     Oggetto del messaggio: Re: News del giorno
    MessaggioInviato: 22 gen 2011, 18:20 
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    Iscritto il: 27 gen 2007, 18:15
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    http://www.corriere.it/cronache/11_genn ... aabc.shtml

    Mafia, sette anni a Cuffaro
    «Sconto la pena com'è giusto che sia»
    L'ex governatore della Sicilia si è presentato a Rebibbia dopo la condanna per favoreggiamento a Cosa Nostra

    MILANO - La Cassazione ha reso definitiva la condanna a sette anni di reclusione per favoreggiamento aggravato a Cosa Nostra e rivelazione di segreto istruttorio emessa nell'ambito del processo «talpe alla Dda» nei confronti di Salvatore Cuffaro, ex governatore della Sicilia. In particolare, la seconda sezione penale presieduta da Antonio Esposito ha rigettato il ricorso di Cuffaro, confermando così il verdetto emesso lo scorso 23 gennaio dalla corte di appello di Palermo. La condanna è ora definitiva. Una delle conseguenze è quella della decadenza dal seggio di palazzo Madama dell'attuale Senatore dei Popolari Italia. Piuttosto che essere dichiarato decaduto dal Senato, Cuffaro potrebbe presentare le dimissioni.

    LA DECISIONE DI COSTITUIRSI - Cuffaro, dopo aver pregato in mattinata con la famiglia nella chiesa di Santa Maria sopra Minerva, è tornato nella sua abitazione nel centro di Roma, vicino al Pantheon, ed è cominciato un via vai di amici e colleghi, tra cui Saverio Romano. Come aveva già annunciato, Cuffaro ha scelto di costituirsi, anche per evitare l'arresto plateale. «Adesso affronterò la pena come è giusto che sia, questo è un insegnamento che lascio come esempio ai miei figli», ha detto ai giornalisti appena uscito di casa, prima di andare a costituirsi. «Sono stato un uomo delle istituzioni - ha proseguito - e ho un grande rispetto della magistratura che è una istituzione, quindi la rispetto anche in questo momento di prova. Questa prova - ha concluso - che certamente non è facile, ha rafforzato in me la fiducia nella giustizia e soprattutto ha rafforzato la mia fede». «Se ho saputo resistere in questi anni difficili è soprattutto perché ho avuto tanta fede e la protezione della Madonna, adesso affronterò la pena come è giusto che affronti un uomo delle istituzioni ed ora viene chiamato a sopportare una prova. Lo lascerò come insegnamento ai miei figli, devono avere fiducia nella giustizia e nelle istituzioni». Subito dopo Cuffaro si è allontanato a bordo di una Punto grigia, diretto alla caserma dei carabinieri. Intorno alle 16.35 ha varcato i cancelli di Rebibbia da un ingresso secondario, a bordo di un'auto dei carabinieri. In passato, dopo la condanna definitiva, anche l'ex parlamentare Cesare Previti si costituì spontaneamente nel carcere romano di Rebibbia.

    «STUPORE E RAMMARICO» - «È una sentenza che desta stupore e rammarico anche perché, ieri, la Procura della Cassazione, con una richiesta molto argomentata, aveva chiesto l'annullamento dell'aggravante mafiosa per l'episodio di favoreggiamento ad Aiello, richiesta che se accolta avrebbe sgonfiato del tutto la condanna», è il commento dell'avvocato Oreste Domignoni, difensore di Cuffaro in Cassazione insieme a Nino Mormino. La sentenza della Corte di Cassazione conferma l'impianto accusatorio sostenuto dalla procura in primo grado», dice invece il Procuratore capo di Palermo Francesco Messineo. «In primo grado il nostro impianto accusatorio era stato accolto dai giudici solo parzialmente - ha aggiunto Messineo -. La Corte d'Appello lo confermò e adesso arriva la sentenza definitiva. In ogni caso, non voglio aggiungere di più, perché le sentenze non si commentano ma si rispettano».

    IL PROCESSO BIS - Cuffaro è attualmente imputato in un altro processo a Palermo, dove risponde di concorso esterno in associazione mafiosa. Il 28 giugno scorso in questo dibattimento i pm Nino Di Matteo e Francesco Del Bene, a conclusione di una requisitoria durata per quattro udienze, ne hanno chiesto la condanna a 10 anni di reclusione. La richiesta di 10 anni è comprensiva dello sconto di un terzo della pena previsto per il rito abbreviato scelto da Cuffaro. Tra le vicende oggetto di questo processo, noto come «Cuffaro bis», quella delle candidature di Mimmo Miceli e Giuseppe Acanto, detto Piero, nelle liste del Cdu e del Biancofiore alle elezioni regionali del 2001. Entrambi, secondo l'accusa, furono sponsorizzati da Cosa nostra e Cuffaro per questo motivo li accettò come candidati nelle liste a lui collegate.

    LE REAZIONI - In un comunicato congiunto Pier Ferdinando Casini e Marco Follini si dicono «umanamente dispiaciuti per la condanna di Totò Cuffaro» ed esprimono «rispetto per la sentenza, come è doveroso in uno Stato di diritto e tanto più da parte di dirigenti politici. Ma, non rinneghiamo tanti anni di amicizia e resta in noi la convinzione che Cuffaro non sia mafioso». Diversa la posizione del portavoce dell'Italia dei Valori, Leoluca Orlando: «In uno Stato di diritto la politica deve rispettare le sentenze. In uno Stato democratico, la politica deve però rilevare, come da anni facciamo in tanti, che dopo una stagione di forte indignazione e risveglio, proprio dal 2001, quando Salvatore Cuffaro è diventato presidente della Regione, in Sicilia c'è stato un progressivo deterioramento economico, culturale ed etico che tuttora pesa come un macigno sui diritti dei siciliani e sullo sviluppo dell'Isola».
    «Esprimiamo la nostra solidarietà all'amico Totò Cuffaro per la scelta che ha compiuto. Quanto al merito della vicenda, ci ha convito più la Procura della Cassazione che il collegio giudicante» dichiarano invece in una nota congiunta Fabrizio Cicchitto e Gaetano Quagliariello del Pdl.


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    Valentina
     Oggetto del messaggio: Re: News del giorno
    MessaggioInviato: 04 feb 2011, 10:52 
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    Palermo, 3 feb. - (Adnkronos) - Le ditte vittime delle estorsioni in provincia di Enna non hanno collaborato con gli investigatori, permettendo cosi' all'organizzazione mafiosa di riscuotere il pizzo avvalendosi della piu' completa omerta'. E' uno dei particolari che emerge dall'operazione 'Nerone', eseguita stamani dagli uomini della Squadra mobile di Enna, che ha portato in carcere sei persone.

    Le indagini, coordinate dalla Dda di Caltanissetta, hanno permesso di accertare che le richieste di 'messa a posto' hanno riguardato soprattutto imprese operanti nella Sicilia occidentale e in Calabria. Per essere piu' 'convincenti' gli indagati, tutti pregiudicati, non hanno esitato a ricorrere a sistematici attentati incendiari. Cosi', ad esempio, gli investigatori hanno accertato che un imprenditore ha dovuto 'versare' 12mila euro(la richiesta iniziale era di 30mila euro), dopo aver subito l'incendio di un escavatore e aver trovato una bottiglia piena di liquido infiammabile all'interno del cantiere per la demolizione e ricostruzione di uno stabile comunale ad Aidone.

    Non e' andata meglio al titolare di una ditta che eseguiva, in sub-appalto, lavori di taglio boschivo, che e' stato costretto non solo a pagare la tangente periodica, ma anche a consegnare parte del legname. Le indagini hanno permesso di accertare che il pizzo veniva imposto a tappeto e, in alcuni casi, venivano richieste anche poche centinaia di euro per la restituzione di armi rubate.


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    Valentina
     Oggetto del messaggio: Re: News del giorno
    MessaggioInviato: 05 mar 2011, 17:16 
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    Iscritto il: 27 gen 2007, 18:15
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    5 marzo 2011
    Roma. Da lunedì prossimo partirà una settimana di manifestazioni in tutta Italia per celebrare il quindicesimo anniversario della legge 109 del 1996 sul riutilizzo dei beni confiscati alle mafie. Lo annuncia l'associazione Libera. 'Prendiamoci bene: è cosa nostra', è lo slogan dell'iniziativa che prevede visite guidate nei beni confiscati alle organizzazioni criminali con la partecipazione di studenti, scuole, cittadini, associazioni, scout, parrocchie. «Quindici anni dopo - rileva don Luigi Ciotti, presidente di Libera - il bilancio è certo positivo, anche se rimangono delle criticità. Non sempre è stato facile dare applicazione alla legge, che sul piano operativo ha scontato una serie di debolezze, ostacoli burocratici e ritardi. Ma tanto è stato comunque fatto. Numerosi e concreti i percorsi di giustizia, i diritti costruiti grazie alla 109: dagli edifici trasformati in scuole, caserme, centri per anziani, alle cooperative che sui terreni confiscati danno lavoro a tanti giovani e mobilitano tutte le forze sane dei territori».


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