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    10 marzo 1948 Placido Rizzotto ucciso a Corleone




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    Autore Messaggio
    anto.rec
     Oggetto del messaggio: 10 marzo 1948 Placido Rizzotto ucciso a Corleone
    MessaggioInviato: 11 mar 2008, 08:13 

    Iscritto il: 13 feb 2007, 00:44
    Messaggi: 689

    Non connesso
    http://palermo.repubblica.it/dettaglio/ ... /1432092/2
    Rizzotto
    il sindacalista che sfidò la mafia
    di Amelia Crisantino
    Il 10 marzo di sessant´anni fa moriva il ribelle corleonese che organizzava i contadini
    Per capire come la storia della Sicilia sia tutta sviluppata in modo contratto bisogna pensare alla questione della terra, a come nei secoli sia stata bloccata la formazione di una classe di contadini piccoli proprietari: la prima volta addirittura nel Settecento, col ministro Tanucci che vuole utilizzare le terre dei gesuiti ma la sua politica viene annullata non appena arriva al potere il siciliano marchese della Sambuca. E a questo punto, come ha scritto Francesco Renda, sono i soldati a sfrattare le famiglie già insediate nei poderi, a cacciare i contadini condannandoli a essere i proletari della terra. "Bracciali" li chiamavano, in una Sicilia dove non c´era servitù della gleba ma la teorica libertà serviva solo a più ferocemente sfruttare, senza quell´attenzione che un padrone riserva al mantenimento in vita dei suoi schiavi. Da allora la proprietà della terra era stata la speranza sempre delusa, il miraggio lasciato intravedere e poi sottratto: col logico corollario delle delusioni collettive, subito utilizzate per mantenere in vita quel sentimento di precarietà esistenziale che toglie la fiducia nel proprio diritto, che «naturalmente» porta a cercare un protettore.

    Per molti versi quasi troppo tardi, finalmente nel 1944 il secondo governo Badoglio emana dei decreti che offrono uno strumento legale alle rivendicazioni contadine. Il punto è che l´Italia ha bisogno di grano, e per la prima volta dopo l´Unità gli interessi degli agrari passano in secondo piano: i decreti portano la firma del ministro comunista Fausto Gullo e prevedono l´ammasso dei cereali nei "granai del popolo", l´assegnazione delle terre incolte e nuovi criteri per la distribuzione del raccolto fra proprietari e mezzadri.

    Ma in Sicilia la situazione è confusa. Separatismo, mafia, banditismo, agrari e speculatori formano un blocco deciso a fronteggiare il nascente movimento contadino, e spunta una tragica novità: si comincia a sparare, le azioni terroristiche diventano uno strumento da usare contro gli avversari. Perché se una generazione di capi contadini legati alla sinistra minaccia di portare nell´isola il "vento del Nord", allora il metodo più pronto e sicuro per mantenere ognuno al proprio posto è la paura. E così ci sono i morti, gli attentati per tenere tutti col capo chino. All´estate del 1945 risalgono le prime agitazioni per l´applicazione dei decreti Gullo, cioè di una legge dello Stato: il movimento contadino cresce impetuosamente e per fermarlo viene sgranato il rosario dei sindacalisti ammazzati, le decine di morti nel triangolo Palermo-Agrigento-Trapani che avranno il momento più drammatico nella strage di Portella della Ginestra.

    Annidato nel cuore dell´entroterra, Corleone è un paese antico che per secoli è come un granaio per Palermo. Con una sua tradizione di lotte contadine, all´epoca dei Fasci era il paese di Bernardino Verro. Era pure un paese di vecchia mafia, coi feudi controllati dai gabelloti e il capomafia Calogero Lo Bue rimpiazzato dal più giovane e "moderno" dottor Navarra. Se i contadini tornano a riunirsi nell´antica cooperativa fondata nel 1906 da Bernardino Verro, e altre se ne formano, si può star certi che là, dove credevano di potere liberamente agire, presto troveranno un muro. Quei contadini che coi muli e sui carri al mattino andavano ai feudi con una nuova fierezza, coi canti e le bandiere rosse, dovevano tornare ad abbassare gli occhi. Altrimenti la situazione poteva sfuggire di mano, c´erano già tutti i segni: nell´ottobre del ´46 i campieri avevano sparato, ma quello stesso ottobre la lista socialcomunista aveva ottenuto la maggioranza assoluta e nelle elezioni regionali del 20 aprile ´47 Corleone si era confermato un paese "rosso", una delle capitali del movimento. Il socialista Placido Rizzotto, contadino corleonese e segretario della Camera del Lavoro, era uno dei dirigenti più in vista. Uno dei più esposti.
    Rizzotto era tornato a Corleone alla fine del 1945. Era stato in guerra, aveva combattuto coi partigiani e ne era stato cambiato: s´era accorto dell´importanza dell´organizzazione, semplicemente. Aveva capito che una volta organizzati i contadini diventavano una forza politica con un obiettivo forse raggiungibile, l´applicazione dei decreti Gullo. E assieme a lui cresce un piccolo gruppo di dirigenti, che in paese era diventano punto di riferimento per la massa dei contadini.

    Nelle testimonianza raccolte da Danilo Dolci e pubblicate in "Spreco" Rizzotto è un uomo fiducioso, che sa quanto è pericoloso quel suo paese ma dice «a me la gente mi rispetta, pure il dottor Navarra». E un amico testimonia: «Sentiva che tanti gli volevano bene. Che lui si immedesimava nei bisogni degli altri, anche se gli altri non avevano la sua idea politica». In tanti ricordano le serate passate a parlare di fascismo, dei tedeschi e della lotta partigiana e poi anche dei costi dell´intermediario mafioso, di come «levando il gabelloto sarebbe aumentata la produzione e il guadagno». Non era un intellettuale ma "un ragionatore" che vedeva le cose da tutti i lati e voleva il movimento. «Si era accorto che in questo ristagno tutto andava in putrefazione», e con ogni sua forza voleva mettere in moto il progresso. Un uomo così non poteva rimanere vivo, perché col suo esempio insegnava a tutti ad avere fiducia in se stessi, nel proprio diritto.

    Tutta la giornata del 10 marzo 1948 - scrive Dino Paternostro in A pugni nudi - Placido Rizzotto la trascorse in campagna, poi sino alle dieci di sera rimase alla Camera del lavoro. Assieme a due compagni doveva incontrare il dottor Navarra per discutere degli elenchi anagrafici dei braccianti, visto che Navarra era il medico condotto. Il quale non si presenta, ma un amico d´infanzia di Rizzotto si avvicina al terzetto e si ferma a parlare. Gli altri due tornano nelle loro case, li lasciano. Ancora non lo sanno, ma è l´ultima volta che vedono Placido Rizzotto.

    Era il 35° delitto consumato in Sicilia contro dirigenti politici e sindacali, una scia di sangue che nel clima di guerra fredda che demonizzava le sinistre contribuiva a preparare le elezioni politiche del 18 aprile.

    Di Rizzotto fecero sparire il corpo per evitare ogni reazione. Gettato in un burrone di Rocca Busambra, troppo profondo persino per i corvi. Un ragazzo che stava a sorvegliare il gregge e aveva visto qualcosa venne messo a tacere, morto in seguito alle "cure" del dottor Navarra, mentre il combattivo quotidiano La voce della Sicilia denunciò il caso già il 21 marzo. Lo stesso quotidiano che qualche giorno dopo scrive di Luciano Liggio, «mafioso notorio» che «in quella fatale notte cacciò a forza il Rizzotto nella macchina, come una bestia da macello».

    Per le indagini sull´omicidio Rizzotto, in un´epoca in cui tanti casi restavano irrisolti, è decisiva la presenza dell´allora capitano Carlo Alberto Dalla Chiesa. Che compone un suo mosaico sommando gli indizi e ottiene qualche confessione, abbastanza da cominciare le ricerche nelle foibe di Rocca Busambra. Da quei cunicoli dall´apertura strettissima, che per 50 metri scendono nelle viscere della montagna, il 13 dicembre 1949 i vigili del fuoco prelevano resti umani, pezzi di stoffa, scarponi che in seguito verranno riconosciuti dalla famiglia: né quello di Placido Rizzotto è il solo corpo nascosto fra le rocce, i reperti distinguono tre diversi individui.

    L´assassinio di Rizzotto segna l´inizio dell´ascesa del corleonese Liggio, che verrà assolto per insufficienza di prove. Per la mafia e il blocco di potere di cui era l´espressione, eliminare Rizzotto si rivelò un affare vantaggioso. Almeno nell´immediato. Il movimento contadino sembrò allo sbando, il 18 aprile 1948 la paura diede i suoi frutti. I morti avevano costellato la campagna elettorale, gli episodi di violenza e intimidazione s´erano impressi nella memoria di tutti. A ricordare da che parte stava la forza, se non la giustizia.

    Negli anni dal 1945 al 1950 le lotte per la terra erano state un grande movimento popolare che agli osservatori apparve tanto più straordinario perché s´era sviluppato nella Sicilia del feudo, un altro mondo rispetto all´Italia che velocemente si preparava alla corsa del miracolo economico. Forse non si capì fino in fondo la forza del rinnovamento che il movimento contadino poteva rappresentare. A Corleone, a sostituire Placido Rizzotto arrivò un giovanissimo Pio La Torre, che riorganizza i contadini. Sembra che il cerchio si chiuda, ma poi si ricomincia: il 30 aprile del 1982 anche Pio la Torre viene ucciso dalla mafia.

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