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'PALERMO - I giudici della terza sezione del tribunale, presieduta da Raimondo Lo Forti, hanno condannato per estorsione aggravata i tre imputati accusati di aver chiesto il pizzo ai titolari della storica focacceria San Francesco di Palermo. Francolino Spadaro, figlio di Masino, ex boss mafioso del quartiere Kalsa, è stato condannato a 16 anni, Giovanni Di Salvo 14 anni e Lorenzo D'Aleo a 10 anni e sei mesi.
Nella requisitoria il pm Lia Sava aveva chiesto la condanna a 16 anni per Spadaro, a 13 per Di Salvo e a 10 anni per D'Aleo. In aula, ad ascoltare la lettura della sentenza c'erano anche il procuratore aggiunto Giuseppe Pignatone e il sostituto Maurizio De Lucia. Nel processo si sono costituti parte civile, oltre ai Conticello, titolari dell'Antica focacceria, la Fai, la Confesercenti e Sos impresa.
Sempre per le estorsioni all'Antica focacceria, nel marzo scorso il gup Agostino Gristina, col rito abbreviato, aveva condannato a otto anni di reclusione Vito Seidita. Anche per lui l'accusa era di estorsione aggravata dall'articolo 7, che configura l'aver agito nell'interesse di Cosa nostra.
Il processo è scaturito da un'indagine dei carabinieri che vigilavano sul territorio e che si è poi ampliata con intercettazioni ambientali che hanno rivelato come il figlio del boss della Kalsa, con la sua banda, volesse accaparrarsi la gestione dell'Antica focacceria, facendo prima assumere Seidita e la moglie, imponendo il pizzo e poi sottraendo il controllo dell'azienda ai Conticello.
La focacceria, nel tempo, si è trasformata da rivendita di panini con milza fritta nello strutto a ristorante, che ha nel menu diversi piatti tipici siciliani e che è inserito tra i locali storici d'Italia: è nato oltre 150 anni fa e ha ospitato nel tempo avventori come Garibaldi, Pirandello e Crispi.
Il legale di Vincenzo Conticello, l'avvocato Stefano Giordano, nelle ultime fasi del processo, aveva subito alcune intimidazioni. Sul processo si sono accesi i riflettori quando il 18 settembre scorso Vincenzo Conticello, uno dei proprietari, chiamato a deporre, ha riconosciuto in aula l'uomo che andò nel locale per chiedere il pagamento del pizzo. "E' lui, l'uomo con le stampelle", aveva detto indicando Giovanni Di Salvo.
Alcune udienze sono state seguite da numerosi esponenti politici e dell'associazionismo: dal presidente della commissione nazionale antimafia Francesco Forgione, al deputato regionale Rita Borsellino, a Tano Grasso, presidente della Fai, la federazione nazionale antiracket, oltre a vari rappresentanti di "Addiopizzo", che hanno dato solidarietà alle vittime.
I tre sono anche stati condannati a risarcire di 50 mila euro Vincenzo Conticello e l'Antica focacceria; 20 mila ero vanno alle altre parti civili: Confesercenti, Sos impresa e Fai (Fondo antiracket italiano). Infine i condannati dovranno pagare le spese processuali.
"Non c'è dubbio che sia stata una sentenza importante. Dimostra che quando ci sono le denunce la polizia giudiziaria sa fare il proprio dovere, sa costruire i processi che poi reggono al vaglio di un giudice in una pubblica udienza", ha detto il pm Maurizio De Lucia, dopo la lettura del dispositivo della sentenza.
"Questa sentenza dimostra - ha aggiunto - che tutte le volte che c'è il coraggio lo Stato è presente e non abbandona nessuno. Se ci sono le denunce, ci sono i processi e ci sono le condanne dei mafiosi".'