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    Caso De Magistris e poteri piu' o meno occulti...




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    Autore Messaggio
    beppemignemi
     Oggetto del messaggio: Caso De Magistris e poteri piu' o meno occulti...
    MessaggioInviato: 21 ott 2007, 18:58 

    Iscritto il: 10 ott 2007, 11:35
    Messaggi: 1272

    Non connesso
    Scusate la lunghezza del post, ma quello che sta accadendo in Calabria e' davvero angosciante anche nell'ottica della battaglia portata avanti da Addiopizzo. Non incollo semplicemente i link ma gli articoli interi per permettere di leggerli anche qualora venissero spostati

    Travaglio sul blog di Grillo:

    Due settimane fa, ad Annozero, avevo evocato Licio Gelli e il Piano di rinascita della P2 e me ne hanno dette di tutti i colori. In realtà, ero stato troppo ottimista. Ormai siamo oltre Gelli, oltre la P2. Siamo al golpe politico-giudiziario.
    Per una volta, inseguire gli aspetti tecnico-giuridici della decisione del Procuratore generale di Catanzaro di strappare di mano l’inchiesta “Why Not” su Prodi, Mastella & C. al titolare, cioè al pm Luigi De Magistris, è inutile e fuorviante. Meglio andare subito alla sostanza, che è questa: il magistrato che aveva raccolto elementi sufficienti per indagare Mastella per abuso, truffa e finanziamento illecito, cioè riteneva di aver trovato i soldi, non potrà portare a termine la sua indagine, ormai in dirittura d’arrivo. Il fascicolo passerà a un altro magistrato, che impiegherà mesi per studiarsi tutti gli atti. E, se non vorrà fare la fine di De Magistris - attaccato da destra e da sinistra, difeso da nessuno, ispezionato per mesi e mesi, trascinato dinanzi al Csm, proposto per il trasferimento immediato e infine espropriato del suo lavoro - ascolterà l’amorevole consiglio che gli danno il governo e l’opposizione una volta tanto compatte: archiviare tutto, lasciar perdere, voltarsi dall’altra parte.
    Checchè se ne dica, questa non è una questione privata fra De Magistris e Mastella. Questa è la soluzione finale dopo vent’anni di guerra della politica alla Giustizia. E’ il coronamento del sogno dei vari Gelli, Craxi e Berlusconi di fermare sul nascere le indagini sul potere. Gelli, Craxi e Berlusconi, nella loro ingenuità, pensavano che per farlo occorresse modificare la Costituzione, scrivendoci che la carriera dei pm è separata da quella dei giudici e che le procure devono obbedire al governo.
    Mastella e chi gli sta dietro hanno capito che non occorre cambiare le norme: basta creare le condizioni di fatto perché tutto ciò accada. Appena un pm apre un fascicolo sugli amici di un ministro, se ne chiede il trasferimento (del pm, non del ministro). Anche se la richiesta non sta in piedi, non importa: quando il magistrato arriverà al sodo, salendo di livello dagli amici del ministro al ministro stesso, il ministro sosterrà che il pm lo fa perché ce l’ha con lui. E, col gioco delle tre carte, riuscirà a convincere qualche alto magistrato a scambiare le cause con gli effetti e a scippare l’indagine al pm per “incompatibilità”. Come se fosse il pm ad avercela col ministro, e non il ministro ad avercela col pm. Si chiama “guerra preventiva”, e non l’ha neppure inventata Mastella. L’aveva già teorizzata Mao: “Colpirne uno per educarne cento”. Funziona.” Marco Travaglio


    DA REPUBBLICA- intervista a De Magistris

    Che costa sta accadendo dottor De Magistris?
    "Il dato è quello dell'impossibilità materiale di svolgere il proprio ruolo. Se è vero, se è vero perché io non ho ancora ricevuto alcuna notifica, ci avviamo al crollo dello stato di diritto. E un altro punto nevralgico è quello dell'articolo 3 della Costituzione che qui si sta mettendo in gioco: i cittadini italiani sono tutti uguali davanti alla legge?"

    Tutti i cittadini italiani sono uguali davanti alla legge?
    "Se uno arresta chi fa la tratta di esseri umani o i trafficanti di droga gli arrivano i telegrammi e gli applausi, gli dicono che è il magistrato più bravo d'Italia. Ma poi viene cacciato quando indaga sulla pubblica amministrazione. Cosa significa allora? A questo punto la partita non può essere più - visto che il tema è così alto - trasferite o non trasferite De Magistris. Io pongo un altro problema: un magistrato così può rimanere in magistratura. E io, così lo so fare il magistrato, anche se mi mandano a Bolzano o a Novara o a Cagliari. Questo è il tema che è in gioco nel Paese: se un magistrato può continuare a indagare su tutti i cittadino o no".

    Lei cosa sa di questa avocazione?
    "Di ufficiale nulla. Ma se la ragione è quella sull'omessa astensione nel conflitto con il ministro, questo è un fatto senza precedenti. In questo caso la magistratura, intesa come potere diffuso sul territorio, perde completamente la sua autonomia".

    Sembra che il procuratore generale Dolcino Favi abbia motivato il suo provvedimento per l'articolo 412, cioè l'avocazione delle indagini preliminari per mancato esercizio dell'azione penale o per la non archiviazione nei termini stabiliti dalle legge.
    "Se è così, è ancora peggio. Le indagini preliminari sono in corso e quella norma può intervenire solo quando scadono i termini delle indagini. Le mie indagini erano in pieno svolgimento. Quindi, quella norma, è completamente inapplicabile".

    Si sentirebbe allora in grado di affermare che c'è stata una forzatura, se fosse andata davvero così?
    "Se fosse andata così, sarebbe un eufemismo dire che c'è stata una forzatura. E poi, poi io in queste ore mi sono fatto una domanda: come è che la notizia dell'iscrizione nel registro degli indagati di Mastella, una notizia così riservata, è uscita su Libero? Io credo che faccia parte di una vera strategia della tensione. Prima la fuga di notizie su Prodi, poi la revoca delle indagini, poi l'articolo di Libero che è servito a scatenare un processo mediatico per arrivare all'avocazione. Senza questa fuga di notizie su Mastella, non sarebbe accaduto tutto questo. E poi il procuratore generale non potrebbe sapere della notizia di Mastella, è vietato dalla legge. Di quella iscrizione lo può sapere il procuratore della repubblica, il procuratore aggiunto. Il procuratore generale non può conoscere le indagini. E la velocità del suo provvedimento mi ha lasciato esterrefatto".

    De Magistris, cosa farà adesso?
    "Scriverò a chi di dovere, questa avocazione è un ulteriore tassello di ciò che mi sta accadendo da tre anni a questa parte".

    Si rivolgerà al Csm? Denuncerà tutto a un'altra procura?
    "Investirò più di un'autorità. Indagavo su un sistema di potere e mi hanno spogliato di tutte le inchieste".

    Ci spieghi meglio..
    "Il segnale che hanno lanciato è molto chiaro: la magistratura non può più indagare in alcune direzioni. Questo è evidente. Poi è anche la conferma di come una parte del potere giudiziario sta dentro il sistema. Una parte della magistratura è funzionale a certi sistemi oggetto di investigazioni, è fondamentale capire questo. Ecco perché si pone in discussione l'agibilità democratica all'interno della magistratura. Da un lato c'è un ritorno alla magistratura degli Anni Trenta, con segni sintomatici di quel periodo del prefascismo e del fascismo. E cioè la possibilità del ministro di trasferire in via cautelare dei magistrati. Si ritorna al periodo in cui il potentino del paese, il signorotto che chiede l'allontanamento del pretore che magari dava fastidio e poi arrivavano gli ispettori e in una settimana quel pretore lo cacciavano via. Si torna alla magistratura ipergerarchizzata, l'avocazione senza alcuna giustificazione, la magistratura in una posizione di avvilimento totale. Immaginate il messaggio che sta passando in questo momento nei confronti di tutti i colleghi".

    Si rimprovera qualcosa nel suo lavoro?
    "Io ho un rispetto assoluto delle forme, io ritengo che un magistrato per raggiungere risultati deve innanzitutto rispettare la procedura penale. Detto questo, è ovvio e scontato che chi lavora in queste condizioni possa fare errori. Io non mi rimprovero nulla. Ma sono consapevole di aver potuto fare errori, di aver potuto sbagliare. E' umano, ovvio. Che poi abbia fatto errori è tutto da vedere. Io ho subito in questi mesi un processo pubblico senza potermi difendere".

    L'iscrizione del ministro Mastella può aver accelerato l'avocazione dell'altra sua inchiesta?
    "Sta nei fatti mi pare. Poi parleranno le carte, ma mi pare assolutamente verosimile".

    C'è, come dire, una tempistica ritorsiva?
    "Io questo non lo posso dire. Però mettendo insieme i fatti... Un'altra cosa mi sembra incredibile: io stavo facendo un percorso di indagine molto lineare e all'improvviso si inserisce una richiesta di trasferimento del ministro che poi - sembrerebbe - è stata utilizzata per dire tu ti dovevi astenere perché c'era la richiesta di trasferimento. Quindi arriviamo al punto che si equipara una richiesta di trasferimento d'ufficio con un atto istituzionale a una specie di denuncia presentata da un indagato. C'è inimicizia, devi astenerti. Una cosa veramente incredibile. E' senza precedenti. Che cosa dovevo fare di fronte a quella richiesta? Dovevo fermarmi, dovevo chiudere le mie indagini? La logica era quella: io dovevo fermare le mie indagini in quella direzione".

    O girare le spalle, far finta di non vedere...
    "Voglio dire un'altra cosa sul messaggio che stanno mandando. Se io dovessi essere trasferito il magistrato che mi verrà a sostituire cosa farà, come si comporterà? Sa già che, se dovesse seguire le mie orme, andrebbe incontro a un provvedimento disciplinare. Cosa altro deve pensare? O mi fermo o mi tolgono l'indagine. Ecco perché parlo di fine di autonomia e dell'indipendenza della magistratura. E lo dico a ragion veduta. Così non si può più andare avanti, così non ci sono più gli spazi per questo lavoro. E come si fa?".

    Lei è diventato, suo malgrado, anche punto di riferimento per un Sud che vuole liberarsi da certi poteri poco trasparenti. Ha qualcosa da dire a quei ragazzi che manifestano per non farla cacciare? Cosa vorrebbe dire a quei giovani calabresi e a tutti gli altri che credono nell'autonomia della magistratura?
    "Io innanzitutto credo che questa mobilitazione sia sui diritti e sulla giustizia e non su un giustizialismo o provocata dalla voglia di un tintinnio di manette, di monetine tirate. Questa è una differenza importante con il 1992. Bisogna capire quale è la posta in gioco, questa non è più una questione solo di Luigi De Magistris. Sono convinto che c'è una consapevolezza dei propri diritti, che oggi c'è una grande maturità democratica. Ho ammirazione per quei ragazzi".

    Come si sente davvero, cosa prova dentro nel momento che deve lasciare le sue inchieste?
    "In una regione che ha decine e decine di magistrati che si trovano in una situazione di opacità assoluta, si va a colpire con tutti i mezzi chi sta cercando di fare un po' di chiarezza sul fiume di finanziamenti pubblici che sono arrivati... ".

    (21 ottobre 2007)



    DAL CORRIERE- De Magistris
    Contro di me i poteri occulti
    Ora rischio pallottole e tritolo»

    Allora, dottor de Magistris, c'è una strategia in ciò che sta accadendo?
    «È evidente. C'è una strategia in atto. Una strategia ben nota all'Italia. Si chiama strategia della tensione».

    Come fa a dirlo?
    «Le intimidazioni istituzionali, le pallottole, la richiesta di trasferimento da parte del ministro, e da ultimo l'avocazione di un'altra mia indagine e la fuga di notizie sull'iscrizione del ministro tra gli indagati, tutto questo è opera di una manina particolarmente raffinata».

    Quale manina?
    «Poteri occulti. Massoneria, soprattutto. Coadiuvati da pezzi della magistratura, non solo calabrese, che in questa vicenda hanno svolto un ruolo fondamentale L'ultimo gol, secondo questo ragionamento, lo hanno fatto segnare al procuratore generale Favi? «Beh, è un dato di fatto che il dottor Favi, soprattutto negli ultimi mesi, sembra che abbia svolto soltanto un ruolo: una intensa attività epistolare in cui si è occupato di me, come magistrato e come persona fisica. Voleva togliermi anche l'inchiesta Toghe lucane. Finora non c'è riuscito, ma non è detto che non abbia già pensato di concludere il lavoro ».

    Per quali ragioni lei teme che si voglia spingere il Paese in un clima da anni di piombo?
    «Perché con questa avocazione, me lo lasci dire, torniamo alla magistratura fascista, forte con i deboli e debole con i forti. Davanti alla legge, i potenti non sono uguali come tutti gli altri. Questo è il messaggio. E il pericolo è che si apra la strada a un periodo buio: ognuno stia al suo posto e non si immischi, perché rischia ».

    Lei rischia?
    «Certo. E non solo io. Anche tutti gli altri che si sono occupati di queste vicende. E tutti i cittadini».
    Cosa si rischia?
    «Dopo un'avocazione di un'inchiesta del genere, distrutto lo Stato di diritto, rischi le pallottole e il tritolo».

    Come le pallottole inviate a lei e al gip di Milano, Clementina Forleo, firmate Brigate rosse?
    «Ma quali Brigate rosse! Per fortuna, oggi siamo in un momento storico diverso, non c'è il terreno di coltura dell'ideologismo fanatico degli anni '70 e c'è una grande attenzione al tema dei diritti. No, non c'è il rischio di iniziative violente da parte di improbabili sigle terroristiche vecchie e nuove. Quei proiettili inviati a me e alla collega Forleo provengono da settori deviati di apparati dello Stato, che già in passato hanno messo in pericolo le istituzioni e oggi cercano di riprodurre quel clima».

    Dica la verità, lei ritiene che sia in atto un golpe giudiziario?
    «La parola golpe la usa lei. Certo è che è accaduta una cosa senza precedenti, della quale non so ancora ufficialmente nulla, poiché nulla mi è stato notificato. L'ho appreso dall'Ansa. No, non mi pare ci siano più le condizioni per fare il magistrato, specie in Calabria, avendo come punto di riferimento l'articolo 3 della Costituzione (principio di uguaglianza di tutti i cittadini, ndr) ».

    Da quand'è che si trova sotto tiro?
    «Da quando ho cominciato a indagare sui finanziamenti pubblici europei. Da allora, è scattata la strategia delle manine massoniche. Questo di oggi è solo l'ultimo atto. Staremo a vedere quali saranno i prossimi, visto che ormai sono considerato un elemento "socialmente pericoloso"».

    La accusano di aver iscritto Mastella nel registro degli indagati per ritorsione, per la storia del trasferimento.
    «Falso. Le indagini, come tutti sanno, avevano un loro corso, che non poteva essere intralciato da attività esterne. Nemmeno da una richiesta di trasferimento, che appunto è da considerarsi un'attività esterna. La domanda da fare è un'altra».

    La faccia.
    «Mi chiedo: chi e perché ha fatto venir fuori la notizia dell'iscrizione di Mastella? E come mai è stata fatta pubblicare una cosa non vera, e cioè che Mastella fosse indagato anche per violazione della legge Anselmi sulle associazioni segrete? ».

    E che cosa si risponde?
    «Che è opera della stessa manina raffinata. Suggerisce qualcosa il fatto che prima ancora che le agenzie lanciassero la notizia, Mastella abbia dichiarato che con le associazioni massoniche lui non ha nulla a che fare?».

    In questo scenario, le misure di sicurezza per lei sono state rafforzate?
    «Non ne so nulla. So che continuo a mettere di tasca mia la benzina a un'auto blindata che è un baraccone, tanto che non può spostarsi nemmeno fuori Catanzaro».

    E la riunione di giovedì scorso del Comitato provinciale per l'ordine e la sicurezza pubblica? «Come no. Mi hanno detto che vi ha preso parte anche il procuratore aggiunto Salvatore Murone (sul quale indaga la procura di Salerno, per fatti relativi a inchieste del pm de Magistris, ndr). La cosa un po' mi inquieta, poiché ritengo che proprio Murone sia uno dei principali responsabili del mio isolamento istituzionale, oltre che uno degli autori dell'attività di contrasto nei miei confronti all'interno dell'ufficio giudiziario».

    Allora è vero che quella di Catanzaro è un'altra «procura dei veleni»?
    «No. Non è così. Con la gran parte dei colleghi io ho un rapporto ottimo. Ma quando arrivo in Procura mi guardo lo stesso alle spalle. C'è nei miei confronti, e le vicende degli ultimi tre anni lo dimostrano, una precisa attività di contrasto, messa in atto verso ben precise indagini e svolta da parte di ben individuati soggetti».

    Cosa pensa della telefonata dell'altro giorno tra i suoi indagati Prodi e Mastella che il premier ha definito «cordiale»?
    «Non parlo delle indagini in corso, lo sa». Dopo questa intervista, non l'accuseranno di aver avuto un «disinvolto rapporto » con la stampa? «Questo è davvero paradossale. Sono io che ho subito i danni creati dalle fughe di notizie. E poi, adesso basta. Il momento è troppo grave. E quindi ritengo di potermi svincolare dal dovere di riservatezza che mi ero imposto, mentre tutti gli altri facevano con me il tiro al bersaglio ».

    Pensa che debbano intervenire capo dello Stato e Csm?
    «Sì. Lo spero. Non so perché il presidente Napolitano non sia ancora intervenuto. Confido che lo faccia il Csm, a tutela dell'autonomia e indipendenza di tutti i magistrati. Anche di quelli che lavorano in Calabria».

    21 ottobre 2007



    DAL CORRIERE - Mastella e Cicchitto

    Caso de Magistris, il ministro della Giustizia invita i magistrati a non insabbiare l'inchiesta «Why not»

    ROMA - «Voglio che l'inchiesta vada avanti con celerità» annuncia il ministro della Giustizia in merito alla decisione della procura generale di Catanzaro di avocare l'inchiesta «Why not» portata avanti dal pm Luigi de Magistris che vede tra gli indagati lo stesso Mastella. «Sono io che voglio che l'inchiesta vada avanti con celerità, non ho alcuna difficoltà, voglio che vada avanti e mi tolga di dosso gli schizzi di fango che mi sono arrivati» ha spiegato Mastella. Che è poi tornato a minacciare il ricorso al voto anticipato («Se cade la maggioranza si va alla urne») e sferrato un duro colpo al collega Di Pietro definito «analfabeta del diritto». Commentanto invece l'intervista di de Magistris al Corriere, nella quale il magistrato lamentava di essere in pericolo in vita, Mastella ha chiosato: «Quanto ai toni esasperati, al tritolo eccetera, quasi che qualcuno di noi o qualcuno legato a bande possa mandar tritolo, De Magistris stia tranquillo. Mi piacciono i fuochi pirotecnici ma non è che...».

    SCELTA CONSAPEVOLE - «De Magistris mi ha iscritto scientemente nel registro degli indagati di "Why not", sapendo che interrompeva l’inchiesta, visto che risultati reali fino ad ora non sono arrivati, anche perché ogni volta la Cassazione ha in larghissima misura bloccato i suoi atti. Non si può immaginare che lo abbia fatto per farsi togliere l’inchiesta e diventare eroe nazionale, sapendo che questa è la prassi?» ha poi aggiunto Mastella.

    CICCHITTO - Intanto de Magistris non sembra piacere non solo a parte del centrosinistra, ma anche a parte del centrodestra. «Il provvedimento di avocazione dell'indagine Why not da parte della procura generale di Catanzaro è a nostro avviso giustificato», ha messo in chiaro il vice coordinatore di Fi Fabrizio Cicchitto. «A parte la gestione degli atti e la fuga continua di notizie - aggiunge Cicchitto - sono ormai mesi che il dottor De Magistris, che ha in mano un provvedimento giudiziario molto delicato, fa proclami e interviste politiche, in sostanza si comporta come un soggetto politico impegnato con tutti i mezzi a sua disposizione, da quelli giudiziari a quelli politici, in una sorta di crociata. Insomma, ci troviamo di fronte ad un totale annullamento della terzietà del giudice, che anzi diventa il protagonista politico, anche con la ricerca ossessiva di consenso dell'opinione pubblica, con manifestazioni conseguenti».

    21 ottobre


    Per quanto riguarda Cicchitto, e' tra gli iscritti alla P2, vale la pena ricordarlo, quindi proprio lui di manipolazione dell'opinione pubblica se ne intende (vedi il piano di rinascita 'democratica' di Gelli...)
    L'atteggiamento di Mastella e' molto simile a quello di Cuffaro; entrambi hanno la faccia tosta (per non dire, 'come il culo') di dire che rispettano la giustizia e vogliono essere giudicati, nello stesso momento in cui chiedono il trasferimento dei propri giudici, come Cuffaro, l'altra sera da Ferrara in una trasmissione che definire 'oscena' e' un eufemismo...vi dico solo che c'erano Ferrara, Vasavasa e un tizio presentato da ferrara come un 'esperto di antimafia', senatore di forza italia e che parlava un italiano che manco TotoRiina quando parlava dei giudici 'comunista'...il quale senatore ovviamente dava addosso alla procura di Palermo sede di 'faide' tra i magistrati e quindi inadatta a giudicare serenamente...e quindi facile facile scatta la Cirami e il processo si sposta a Caltanissetta...e si ricomincia tutto daccapo! Il tutto ovviamente sapientemente scelto quando si era oramai prossimi alla sentenza...d'altra parte lo sappiamo oramai quale e' la strategia degli indifendibili, quella di puntare alla prescrizione, quasi sempre con successo...il senatore a vita prescritto per mafia docet!
    L'impresa e' purtroppo gia' riuscita al nostro ministro della (sua) giustizia, testimone di nozze del mafioso pentito Campanella. Dobbiamo solo sperare che il CSM ristabilisca un minimo di stato di diritto, ed in caso contrario SCENDERE IN PIAZZA IN MILIONI!

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    anche se il nostro maggio ha fatto a meno del vostro coraggio...
    anche se voi vi credete assolti, siete lo stesso coinvolti!


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    Valentina
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    "Dico addio alla Casta dei giudici"
    L. De Magistris

    Ecco la lettera con la quale il pm Luigi De Magistris si dimette dall'Associazione nazionale magistrati (come già aveva fatto la collega Ilda Boccassini due settimane fa), dopo la decisione del Csm di rimuoverlo dalla sede di Catanzaro e dall'ufficio di pm.

    Già da alcuni mesi avevo deciso - seppur con grande rammarico - di dimettermi dall'Associazione nazionale magistrati. I successivi eventi che mi hanno riguardato, le priorità dettate dai tempi di un processo disciplinare tanto rapido quanto sommario, ingiusto ed iniquo, mi hanno imposto di soprassedere.
    Adesso è il tempo che 'tutti i nodi vengano al pettine'.

    Vado via da un'associazione che non solo non è più in grado di rappresentare adeguatamente i magistrati che quotidianamente esercitano le funzioni, spesso in condizioni proibitive, ma sta - con le condotte ed i comportamenti di questi anni - portando, addirittura, all'affievolimento ed all'indebolimento di quei valori costituzionali che dovrebbero essere il punto di riferimento principale della sua azione.

    L'Anm - che storicamente aveva avuto il ruolo di contribuire a concretizzare i valori di indipendenza interna ed esterna della magistratura - negli ultimi anni, con prassi e condotte censurabili ormai sotto gli occhi di tutti, ha contribuito al consolidamento di una magistratura 'normalizzata' non sapendo e non volendo 'stare vicino' ai tanti colleghi (sicuramente i più 'bisognosi') che dovevano essere sostenuti nelle loro difficili azioni quotidiane spesso in contesti di forte isolamento; ha fatto proprie tendenze e pratiche di lottizzazione attraverso il sistema delle cosiddette correnti; ha contribuito - di fatto - a rendere sempre più arduo l'esercizio di una giurisdizione indipendente che abbia come principale baluardo il principio costituzionale che impone che tutti i cittadini siano uguali di fronte alla legge.

    L'Anm è divenuta, con il tempo, un luogo di esercizio del potere, con scambi di ruoli tra magistrati che oggi ricoprono incarichi associativi, domani siedono al Csm, dopodomani ai vertici del ministero e poi, magari, finito il 'giro', si trovano a ricoprire posti apicali ai vertici degli uffici giudiziari. È uno spettacolo che per quanto mi riguarda è divenuto riprovevole.

    Anche io, per un periodo, ho pensato, lottando non poco come tutti i miei colleghi sanno, di poter contribuire a cambiare, dall'interno, l'associazionismo giudiziario, ma non è possibile non essendoci più alcun margine.

    Lascio, pertanto, l'Anm, donando il contributo ad associazioni che, nell'impegno quotidiano antimafia, cercano di garantire l'indipendenza concreta della magistratura molto meglio dell'associazionismo giudiziario.

    Non vi è dubbio che anche il Consiglio superiore della magistratura, composto da membri laici, espressione dei partiti, e membri togati, espressione delle correnti, non può, quindi, non risentire dello stato attuale della politica e della magistratura associata.

    I magistrati debbono avere nel cuore e nella mente e praticare nelle loro azioni i principi costituzionali ed essere soggetti solo alla legge.

    So bene che all'interno di tutte le correnti dell'Anm vi sono colleghi di prim'ordine, ma questo sistema di funzionamento dell'autogoverno della magistratura lo considero non più tollerabile. Il Csm deve essere il luogo in cui tutti i magistrati si sentano, effettivamente, garantiti e tutelati dalle costanti minacce alla loro indipendenza.

    Non è possibile assistere ad indegne omissioni o interventi inaccettabili dell'Anm, come ad esempio negli ultimi mesi, su vicende gravissime che hanno coinvolto magistrati che, in prima linea, cercano di adempiere solo alle loro funzioni: da ultimo, quello che è accaduto ai colleghi di Santa Maria Capua Vetere.

    Non parlo delle azioni ed omissioni riprovevoli - da parte anche di magistrati, non solo operanti in Calabria - sulla mia vicenda perché di quello ho riferito alla magistratura ordinaria competente e sono fiducioso che, prima o poi, tutto sarà più chiaro.

    Certo, lo spettacolo che mi ha visto in questi giorni protagonista, in un processo disciplinare che mi ha lasciato senza parole, ha contribuito a radicare in me la convinzione che questo sistema ormai è divenuto inaccettabile per tutti quei magistrati che ancora sentono e amano profondamente questo mestiere e che siamo ormai al capolinea.

    Io sono orgoglioso - sembrerà paradossale - che questo Csm mi abbia inflitto la censura con trasferimento d'ufficio. Era proprio quello che mi aspettavo. Ed anche scritto, in tempi non sospetti. Ho già detto, ad un mio amico antiquario, di farmi una bella cornice: dovrò mettere il dispositivo della sentenza dietro la scrivania del mio ufficio ed indicare a tutti quelli che me lo chiederanno le vere ragioni del mio trasferimento.

    La mia condanna disciplinare è grave e infondata, nei confronti della stessa farò ricorso alle sezioni unite civili della Suprema Corte di Cassazione confidando in giudici sereni, onesti, imparziali, in poche parole giusti. La condanna è, poi, talmente priva di fondamento, da ogni punto di vista, che la considero anche inaccettabile.

    Mi viene inflitta la censura, devo lasciare Catanzaro ed abbandonare le funzioni di pubblico ministero in sostanza perché non ho informato i miei superiori in alcune circostanze e perché ho secretato un atto solo ed esclusivamente per salvaguardare le indagini ed evitare che vi fossero propalazioni esterne che danneggiassero le inchieste; senza, peraltro, tenere conto delle gravissime ragioni che hanno necessariamente ispirato alcune mie condotte. Troppo zelo, troppi scrupoli, troppo amore per questo mestiere. Del resto il procuratore generale che rappresentava l'accusa in giudizio, nel rimproverarmi, definendomi anche birichino, ha detto che concepisco le mie funzioni come una missione.

    Ebbene, questa decisione, a mio umile avviso, contribuisce ad affievolire l'indipendenza della magistratura, conduce ad indebolire i valori ed i principi costituzionali, ci trascina verso una magistratura burocratizzata ed impaurita sotto il maglio e la clava del processo disciplinare.

    Il rappresentante della Procura generale della Cassazione in udienza, il dr. Vito D'Ambrosio, ex politico, il quale per circa dieci anni è stato anche presidente della giunta della Regione Marche, ha sostenuto, durante il processo, sostanzialmente, che non rappresento, in modo adeguato, il modello di magistrato.

    Ed invero, il modello di magistrato al quale mi sono ispirato è quello rappresentato da mio nonno magistrato (che ha subito anche due attentati durante l'espletamento delle funzioni), da mio padre (che ha condotto processi penali di estrema importanza in materia di terrorismo, criminalità organizzata e corruzione), dai miei magistrati affidatari durante il tirocinio, dai tanti colleghi bravi e onesti conosciuti in questi anni, da quello che ho potuto apprendere ed imparare, sulla mia pelle in contesti ambientali anche molto difficili, dall'esperienza professionale nell'esercizio di un mestiere al quale ho dedicato, praticamente, gran parte della mia vita. Il mio modello è la Costituzione repubblicana, nata dalla resistenza. Il modello 'castale' e del magistrato 'burocrate' non mi interessa e non mi apparterrà mai, nessuna 'quarantena' in altri uffici, nessun 'trattamento di recupero' nelle pur nobili funzioni giudicanti, potrà mutare i miei valori, né potrà far flettere, nemmeno di un centimetro, la mia schiena. Sarò sempre lo stesso, forse, debbo a questo appunto ammetterlo, un magistrato che per il 'sistema' è 'deviato ed eversivo'.

    Pertanto, questa sentenza è, per me, la conferma di quello che ho visto in questi anni ed un importante riscontro professionale alla bontà del mio lavoro. Certo è una sentenza che nella sua profonda ingiustizia è anche intrinsecamente mortificante. Imporre ad un pubblico ministero, che si sa che ha sempre professato e praticato l'amore immenso per quel mestiere, di non poterlo più fare - sol perché ha 'osato', in pratica, indagare un sistema devastante di corruzione e cercato di evitare che una 'rete collusiva' ostacolasse il proprio lavoro e, quindi, condannandolo per avere, in definitiva, rispettato la legge - è un po' come dire ad un chirurgo che non può più operare, ad un giornalista di inchiesta che deve occuparsi di fiere in campagna, ad un investigatore di polizia giudiziaria che deve pensare ai servizi amministrativi. Farò di tutto, con passione ed entusiasmo intatti, nei prossimi mesi, per dimostrare quanto ingiusta e grave sia stata questa sentenza e che danno immane abbia prodotto per l'indipendenza e l'autonomia dei magistrati, ed anche e soprattutto per la Calabria, una terra (che continuerò sempre ad amare comunque finisca questa 'storia') che aveva bisogno di ben altri 'segnali' istituzionali.

    Lavorerò ancor più alacremente nei prossimi mesi - prima del mio probabile allontanamento 'coatto' dalla Calabria - presso la Procura della Repubblica di Catanzaro per condurre a termine le indagini più delicate pendenti.

    Non mi sottrarrò ad eventuali dibattiti pubblici anche tra i lavoratori, tra gli operai, tra gli studenti, nei luoghi in cui vi è sofferenza di diritti, per contribuire - da cittadino e da magistrato, con la mia forza interiore - al consolidamento di una coscienza civile e per la realizzazione di un tessuto connettivo sinceramente democratico.

    Il Paese deve, comunque, sapere che vi sono ancora magistrati che con onore e dignità offrono una garanzia per la tutela dei diritti di tutti (dei forti e dei deboli allo stesso modo) e che non si faranno né intimidire, né condizionare, da alcun tipo di potere, da nessuna casta, esercitando le funzioni con piena indipendenza ed autonomia, in una tensione ideale e morale costituzionalmente orientata, in ossequio, in primo luogo, all'art. 3 della Costituzione repubblicana.

    La lotta per i diritti è dura e forse lo sarà sempre di più nei prossimi mesi: nelle istituzioni e nel Paese vi sono ancora, però, energie e valori, anche importanti. Si deve costruire una rete di rapporti - fondata sui valori di libertà, uguaglianza e fratellanza - che impedisca all'Italia di crollare definitivamente proprio sul terreno fondamentale dei diritti e della giustizia. È il momento che ognuno faccia qualcosa - in questa devastante deriva etica e pericoloso decadimento dei valori - divenendo protagonista per contribuire al bene della collettività e del prossimo, non lasciando l'Italia nelle mani di manigoldi, affaristi e faccendieri.


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    Valentina
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    MessaggioInviato: 22 mar 2008, 12:16 
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    Il "caso De Magistris" diventa un libro

    La vicenda di Luigi De Magistris, il pm di Catanzaro per il quale il Csm ha disposto il trasferimento ad altra sede e la cessazione dalle funzioni di pubbico ministero, diventa un libro di cui e' autore il giornalista Antonio Massari, che scrive per La Stampa. Nel volume (''Il caso de Magistris'', Aliberti editore, 445 pagine, euro 16,50) Massari ripercorre dettagliatamente la vicenda del magistrato napoletano che ha indagato esponenti politici di primo piano come il presidente del Consiglio, Romano Prodi, e l'ex ministro della Giustizia, Clemente Mastella. La prefazione del libro e' stata scritta dal giornalista de La Stampa Guido Ruotolo e la postfazione da Sandro Ruotolo, che per Annozero ha seguito attentamente il caso De Magistris. E' stato proprio ad Annozero che De Magistris, nel momento piu' caldo della sua vicenda, ha rilasciato un'intervista in cui ha difeso il suo operato di magistrato. Nel volume di Massari vengono riportate anche interviste ai magistrati Antonio Ingroia, Michele Del Gaudio, Felice Lima ed allo stesso De Magistris. Il libro ruota attorno alle due inchieste principali condotte da Luigi De Magistris, Poseidone e Why Not, entrambe incentrate su presunti illeciti nell'utilizzo di finanziamenti pubblici. Due inchieste sottratte a De Magistris con lo scopo, a detta dello stesso magistrato, di evitare che portasse a termine il suo lavoro. Poseidone gli e' stata revocata dal procuratore della Repubblica, Mariano Lombardi, dopo l'invio di un'informazione di garanzia al senatore di Forza Italia Giancarlo Pittelli, mentre Why Not e' stata avocata dal procuratore generale facente funzioni, Dolcino Favi. Decisione, quest'ultima, presa per la presunta incompatibilita' di De Magistris dopo che il magistrato aveva iscritto nel registro degli indagati l'allora ministro Mastella, che poche settimane prima aveva chiesto il trasferimento cautelare del pm, accusato di irregolarita' nella gestione delle sue inchieste. ''Ho subito una profonda ingiustizia'', dice De Magistris, nell'intervista pubblicata nel volume, facendo riferimento alla decisione presa nei suoi confronti dal Csm. ''La richiesta di trasferimento cautelare da parte di Mastella - aggiunge il pm - interviene 'a gamba tesa' nel procedimento penale, laddove il ministro ben sapeva del suo possibile coinvolgimento nella vicenda. E' intervenuto con la richiesta di trasferimento e sarebbe un metodo fin troppo semplice per liberarsi del magistrato titolare delle indagini. Parlare di ritorsione da parte mia nei suoi confronti, quindi, e' assurdo''. Secondo De Magistris, inoltre, ''l'avocazione dell'inchiesta Why Not e' illegale perche' fondata sul presupposto di un'incompatibilita' insussistente''. (ANSA).


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    Valentina
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    MessaggioInviato: 02 apr 2008, 14:57 
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    Iscritto il: 27 gen 2007, 18:15
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    :roll: :shock: Mastella chiede i danni a De Magistris

    http://www.ammazzatecitutti.org/editori ... istris.php


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    beppemignemi
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    MessaggioInviato: 03 apr 2008, 00:55 

    Iscritto il: 10 ott 2007, 11:35
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    al peggio non c'e' mai fine:

    http://toghe.blogspot.com/2008/04/il-ca ... denza.html


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    Valentina
     Oggetto del messaggio: Re: Caso De Magistris e poteri piu' o meno occulti...
    MessaggioInviato: 05 giu 2008, 15:44 
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    Iscritto il: 27 gen 2007, 18:15
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    http://www.ansa.it/opencms/export/site/ ... 69158.html

    De Magistris: la procura, archiviare le accuse

    CATANZARO - La Procura della Repubblica di Salerno ha chiesto l'archiviazione per le accuse nei confronti del pm di Catanzaro Luigi De Magistris. La richiesta è stata avanzata dal Procuratore di Salerno, Luigi Apicella e dal sostituto, Gabriella Nuzzi, nell'ambito dell'inchiesta avviata dopo le denunce di magistrati e di altre persone coinvolte in alcune indagini condotte da De Magistris. Nei confronti del magistrato in servizio nel capoluogo calabrese si ipotizzavano i reati di calunnia, abuso d'ufficio e rivelazione del segreto d'ufficio relativi alle inchieste Poseidone, Why Not e Toghe Lucane.

    Nella richiesta di archiviazione la Procura di Salerno, che ha competenza ad indagare sui magistrati del distretto giudiziario del capoluogo calabrese, sostiene l'insussistenza di illegittimità sostanziali o procedurali penalmente rilevanti ovvero di condotte abusive addebitabili nell'esercizio delle funzioni giudiziarie di De Magistris. Nell'inchiesta, secondo i magistrati campani, è emersa anche la correttezza formale e sostanziale degli atti compiuti dal pm della procura di Catanzaro. Nella richiesta inviata al Gip si fa riferimento, inoltre, ad una pressante attività di "interferenza alle indagini di De Magistris posta in essere dai vertici della Procura di Catanzaro.

    Alle continue ingerenze sull'attività inquirente è risultata connessa la trasmissione di continue denunce e segnalazioni agli organi disciplinari ed alla Procura di Salerno". Stamani, intanto, il Procuratore di Salerno ha incontrato a Catanzaro il Procuratore Generale, Vincenzo Jannelli, ed i sostituti Alfredo Garbati e Domenico De Lorenzo per laltro ramo dell'inchiesta avviata nella città campana, stavolta dopo gli esposti fatti da De Magistris nei confronti di magistrati del capoluogo calabrese. Apicella ha chiesto di poter avere alcuni documenti dell'inchiesta Why Not ma la Procura generale ha deciso di non concederglieli perché l'attività investigativa é ancora in corso.

    Il colloquio, svoltosi negli uffici della Procura generale, è durato oltre tre ore al termine del quale i magistrati hanno mantenuto il massimo riserbo. L'inchiesta Why Not, relativa a presunte irregolarità nella gestione di fondi pubblici, è stata avocata dalla Procura generale per incompatibilità di De Magistris che aveva iscritto nel registro degli indagati l'allora ministro della Giustizia Clemente Mastella, il quale, precedentemente, ne aveva chiesto il trasferimento per presunte irregolarità nella conduzione delle inchieste.


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    beppemignemi
     Oggetto del messaggio: Re: Caso De Magistris e poteri piu' o meno occulti...
    MessaggioInviato: 04 dic 2008, 18:41 

    Iscritto il: 10 ott 2007, 11:35
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    Incredibile, ora che si sta provando a fare giustizia e a far venire a galla la verità, interviene la casta (con il Presidente sonnecchiante ma pronto a svegliarsi in queste situazioni) a chiedere gli atti! e INDAGARE la procura indagante! Giusto per bloccare anche questa! VERGOGNA, non ci sono più parole per descrivere in che mani siamo!

    http://quotidianonet.ilsole24ore.com/po ... tris.shtml
    http://toghe.blogspot.com/2008/12/caso- ... agate.html
    http://www.corriere.it/cronache/08_dice ... aabc.shtml
    http://www.19luglio1992.com/index.php?o ... i&Itemid=4

    _________________
    anche se il nostro maggio ha fatto a meno del vostro coraggio...
    anche se voi vi credete assolti, siete lo stesso coinvolti!


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    Salvo
     Oggetto del messaggio: Re: Caso De Magistris e poteri piu' o meno occulti...
    MessaggioInviato: 05 dic 2008, 13:32 

    Iscritto il: 29 gen 2007, 23:20
    Messaggi: 7945

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    Napolitano ha chiesto di avere gli atti vista la gravità della vicenda.
    Non ci vedo nulla di sconvolgente


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    beppemignemi
     Oggetto del messaggio: Re: Caso De Magistris e poteri piu' o meno occulti...
    MessaggioInviato: 05 dic 2008, 15:46 

    Iscritto il: 10 ott 2007, 11:35
    Messaggi: 1272

    Non connesso
    http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLi ... iew=Libero

    io invece la vedo così (ovviamente è una mia personale lettura)
    seguendo tutta la vicenda dalle origini, si capisce che nel caso De Magistris non si è trattato della "solita" ingerenza di politica su magistratura; De Magistris è stato "in conflitto" con i suoi stessi colleghi di procura (e, per via della "Toghe Lucane", anche con altri magistrati). Anche leggendo la gran mole di articoli postati a riguardo sul blog di "Uguale per tutti" si capisce che nel caso De Magistris era la magistratura calabrese a essere coinvolta fino al collo (una procura contro UN magistrato). Facciamo finta un attimo di non parteggiare per nessuno (è chiaro a chi legge chi io pensi abbia ragione); allora, secondo De Magistris lui è vittima di complotto, secondo gli altri (Procura di Catanzaro, Cassazione, CSM) lui ha condotto in modo illecito le sue inchieste e va punito (infatti è stato trasferito e non può fare più il PM). Bene, De Magistris fa una denuncia di quello che pensa di aver subito a un'altra procura e quest'ultima ritiene che la denuncia sia fondata e indaga alcuni magistrati di Catanzaro. Ora, dov'è lo scandalo? Mi pare normale, o questo significa che non ci sono stati mai dei magistrati indagati, o addirittura riconosciuti colpevoli? Invece tutto quello che si sta facendo ora è cercare di far passare l'idea che sia "senza precedenti" il fatto che vengano indagati dei magistrati, e quindi c'è in atto una "GUERRA TRA PROCURE", e quindi questa guerra va fermata...la gravità della vicenda NON è, come si vuol fare intendere, che una procura indaghi magistrati di un'altra procura, ma quello che emergerebbe se l'accusa di Salerno a Catanzaro fosse confermata (immaginate un po'...). Ma un momento: perchè se la procura di Salerno indaga su una denuncia di un cittadino italiano, diventa automaticamente guerrafondaia? Io vedo anomalo, piuttosto, il fatto che gli indagati rispondano con una controindagine, definendo "eversivo" il fatto che li si indaghi...Il risultato anche in questo caso, come quando era De Magistris in persona che indagava, è bloccare, prendere tempo, permettere a chi ha tanto da nascondere di inquinare prove... Così è come la vedo io, ripeto...mi sbaglierò...

    _________________
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