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    Vittime del racket denunciano, due arresti




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    Autore Messaggio
    mafalda
     Oggetto del messaggio: Vittime del racket denunciano, due arresti
    MessaggioInviato: 08 ago 2007, 17:35 

    Iscritto il: 08 feb 2007, 15:30
    Messaggi: 11
    Località: adrano(ct)

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    PALERMO - Prima lo ha descritto dettagliatamente, poi lo ha individuato nelle foto mostrategli dagli investigatori. Così Rosario Gueli, pregiudicato di 34 anni e ritenuto affiliato alla famiglia mafiosa degli Emmanuello di Gela, è finito in carcere con l'accusa di estorsione continuata aggravata dal metodo mafioso. Fondamentale, dunque, è stata la collaborazione della vittima del racket, un imprenditore di Gela.

    Oltre a far arrestare il suo presunto aguzzino, l'imprenditore ha permesso la scarcerazione di un'altra persona, Maurizio Peritore, non riconoscendolo come uno dei presunti taglieggiatori, e finito in manette lo scorso maggio, quando erano state arrestate 13 persone, accusate di far parte del gruppo criminale che avrebbe vessato il commerciante gelese. Secondo gli investigatori Gueli, soprannominato 'Saro ummira', si sarebbe recato nell'azienda dell'imprenditore gelese per incassare 250 euro in prossimità delle festività natalizie del 2006. L'ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal gip, Giovanbattista Tona, su richiesta della Dda di Caltanissetta nei confronti di Rosario Gueli è stata eseguita dagli agenti della squadra mobile di Caltanissetta e del commissariato di Gela.

    L'imprenditore ha deciso di recarsi dalla polizia dopo avere visto le foto segnaletiche pubblicate dai giornali il giorno dopo il blitz dello scorso maggio che portò all'arresto delle 13 persone. La vittima non riconobbe in quelle foto Maurizio Peritore come uno dei suoi presunti taglieggiatori e lo riferì agli agenti. Disse pure che l'uomo che aveva riscosso il pizzo durante il Natale del 2006 si chiamava 'Rosario', descrivendolo fisicamente. Sono dunque scattate ulteriori indagini. All'imprenditore la polizia poi ha mostrato alcune foto di pregiudicati, tra cui Rosario Gueli, riconosciuto dalla vittima.

    Un caso analogo a Palermo. Stanco delle pressioni e delle minacce dell'estortore, un imprenditore palermitano ha deciso di rivolgersi alla polizia ed ha sporto denuncia. Le rivelazioni della vittima hanno consentito agli agenti della mobile di arrestare, su ordine del Pm della Dda Gaetano Paci, Domenico Ciaramitaro, pregiudicato, 33 anni, ritenuto uomo d'onore della "famiglia" di Partanna Mondello. Ciaramitaro è ora accusato di tentata estorsione e favoreggiamento aggravato. Secondo gli investigatori, infatti, avrebbe coperto gli ultimi periodi della latitanza del boss Francesco Franzese, finito in manette la scorsa settimana nel suo covo palermitano.

    Il presunto estortore, che secondo gli inquirenti gestiva il racket per la "famiglia" locale, avrebbe più volte fatto pressione sul geometra e sugli operai dell'impresa edile chiedendo inizialmente 10 mila euro poi ridotti a 8 mila. Il titolare dell'impresa, in un primo momento ha preso tempo. Determinante nella decisione di rivolgersi alla polizia, però, è stata l'aggressione subita dal geometra della sua azienda. La vittima ha raccontato tutto alla mobile e le sue parole sono state confermate dai dipendenti.

    "La collaborazione dell'imprenditore - ha detto il questore di Palermo Giuseppe Caruso, commentando l'arresto - è un segnale molto positivo che ci fa ben sperare nella voglia di collaborare dei palermitani onesti". "Potremmo essere - ha concluso - davanti a una vera e propria svolta culturale". Per il presidente della Confesercenti di Palermo, Giovanni Felice, l'arresto dell'esattore del racket a Palermo "dimostra che si può dire di no agli estortori, piccoli o grandi che siano e che questi finiscono in galera". "Episodi come quello di oggi - aggiunge Felice - mitigano la preoccupazione per la recrudescenza degli attentati, che potrebbero essere frutto dei nuovi equilibri che si stanno creando dentro Cosa nostra".

    Secondo l'esponente della Confesercenti "forze dell'ordine e magistratura da tempo hanno dimostrato la loro efficienza, adesso spetta agli imprenditori fare la loro parte, sapendo che la loro azione deve essere sostenuta". "Occorre mettere in rete le esperienze che già ci sono - conclude - come lo sportello della legalità presso la Camera di commercio e iniziative come il consumo critico di 'Addiopizzo' e le attività svolte dalle associazioni di categoria".


    da www.lasicilia.it
    08/08/07


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    Rispondi citando  
    gianpi
     Oggetto del messaggio:
    MessaggioInviato: 08 ago 2007, 18:20 

    Iscritto il: 17 feb 2007, 19:35
    Messaggi: 354
    Località: trd

    Non connesso
    :oops: OTTIMO!


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