Acquisiti beni di don Tano Badalamenti
Tra i beni confiscati agli eredi di don Tano Badalamenti, il boss della mafia morto in carcere negli Stati Uniti tre anni fa, c'è anche la casa dei "cento passi". Che è la distanza che la separa dall'abitazione di Peppino Impastato, nel film di Marco Tullio Giordana, interpretato da Luigi Cascio e Luigi Maria Burruano, sulla storia del giovane militante di Dp ucciso nel '78 per avere denunciato il capomafia.
Le due abitazioni del giovane Peppino Impastato di Democrazia proletaria e di Tano Badalamenti distavano tra di loro pochi metri e oggi la casa che fu abitata dagli Impastato, su corso Umberto I al civico 183, strada principale di Cinisi (Palermo), è diventata "casa memoria", centro di iniziative culturali antimafia.
La casa dei cento passi
L'edificio che era l'abitazione della famiglia Badalamenti da tempo era deserto perché con l'arresto del boss i parenti avevano lasciato il paese nel timore di una rappresaglia dei nemici corleonesi. Il palazzo, intestato alla vedova del boss, Teresa Vitale, 76 anni, è "composto da una stanza e tre alcove al piano terra, una stanza e tre alcove al primo piano e altri vani a seconda elevazione". La vedova Badalamenti vive oggi a Castellammare del Golfo, in provincia di Trapani.
Oltre alla casa agli eredi del boss sono stati sequestrati terreni, società e appartamenti per un valore, secondo una stima non ufficiale, di un centinaio di milioni. In particolare c'è un'azienda agricola a Mistretta, una casa a Reitano, un circolo ricreativo al Ali Terme, un'azienda agricola a Caltagirone e un complesso agrituristico ad Aidone (Enna) realizzato dalla famiglia Rampulla, il cui capo è finito in manette. La confisca dei beni del boss a scopo preventivo fu disposta già nell'82. Poi, nel 1991 venne tramutata in sequestro dei beni che, secondo gli eredi, sarebbe dovuto decadere alla morte di Badalamenti. Ma in questi giorni la sezione Misure di prevenzione del Tribunale di Palermo ha deciso diversamente.
Don Tano e Peppino
Badalamenti è morto nel centro medico federale di Devens, Ayer, Massachusetts, nel 2004. Nell'87 era stato condannato negli Stati Uniti a 44 anni di reclusione perché considerato uno dei leader della Pizza Connection. L'ironia tagliente nei suoi confronti di Peppino Impastato che lo aveva definito "don Tano Seduto" e le denunce su fatti concreti, riguardanti in particolare gli appalti e l'acquisizione dei terreni per la costruzione dell'aeroporto di Punta Raisi (sul territorio comunale di Cinisi e della vicina Terrasini), costarono la vita al giovane. L'attivista di Dp fu assassinato il 9 maggio del 1978: fu fatto saltare in aria sulla ferrovia e inizialmente si parlo' di un suicidio o di un "incidente" avvenuto durante la preparazione di un attentato.
L'avvocato dei Badalamenti: "Andremo in appello"
"E' allucinante. Rispetto il provvedimento della Sezione misure di prevenzione del tribunale di Palermo, ma non lo condivido affatto e farò appello". Lo ha detto l'avvocato Paolo Gullo, storico difensore di Gaetano Badalamenti e adesso dei suoi eredi, dopo la confisca dei beni del boss deceduto nel 2004 negli Stati Uniti. "Il mio cliente - aggiunge il penalista - non era mai stato condannato per associazione mafiosa, ma solo per associazione a delinquere, nel processo cosiddetto "dei 114". In Italia aveva avuto un proscioglimento disposto dal giudice istruttore Rocco Chinnici, su conforme richiesta della Procura di Palermo. In tempi recenti era arrivata la condanna per l'omicidio Impastato, che non è divenuta definitiva ed è stata annullata per morte dell'imputato in grado di appello. Visto che le cose stanno cosi', non c'erano assolutamente i presupposti per procedere alla confisca".
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