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    Mafia, una 'Spa' con un fatturato di 130 miliardi




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    Autore Messaggio
    Valentina
     Oggetto del messaggio: Mafia, una 'Spa' con un fatturato di 130 miliardi
    MessaggioInviato: 11 nov 2008, 14:44 
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    Iscritto il: 27 gen 2007, 18:15
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    Mafia, una 'Spa' con un fatturato di 130 miliardi


    Roma, 11 nov. (Adnkronos/Ign) - Con un fatturato di 130 miliardi di euro e un utile che sfiora i 70 miliardi la mafia 'spa' minaccia l'economia del Paese, indebolita dal difficile momento che sta vivendo. I dati sono contenuti nel rapporto di Sos Impresa 'Le mani della criminalità sulle imprese', che analizza il peso crescente della cosiddetta mafia imprenditrice, ormai presente in ogni comparto economico e finanziario del sistema Paese.

    Il settore maggiormente in crescita è quello dell'usura. Questo reato segnala un aumento degli imprenditori colpiti, della media del capitale prestato e degli interessi restituiti, dei tassi di interesse applicati, facendo lievitare il numero dei commercianti colpiti ad oltre 180.000, con un giro d'affari che oscilla intorno ai 15 miliardi di euro. In Campania, Lazio e Sicilia si concentra un terzo dei commercianti coinvolti.

    Alle aziende vanno aggiunti gli altri piccoli imprenditori, artigiani in primo luogo, ma anche dipendenti pubblici, operai, pensionati, facendo giungere ad oltre 600.000 le persone invischiate in patti usurari, a cui vanno aggiunte non meno di 15000 persone immigrate impantanate tra attività parabancarie ed usura vera e propria.

    Di altro segno il racket delle estorsioni, dove rimane sostanzialmente invariato il numero dei commercianti taglieggiati con una lieve contrazione dovuta al calo degli esercizi commerciali e all'aumento di quelli di proprietà mafiosa. Cala il contrabbando, in parte sostituito da altri traffici. Mentre cresce il peso economico della contraffazione, del gioco clandestino e delle scommesse.

    "L'attività imprenditoriale delle mafie ha prodotto un'organizzazione interna tipicamente aziendale con tanto di manager, dirigenti, addetti e consulenti", sottolinea il Rapporto. "La gestione delle estorsioni, dell'usura, dell'imposizione di merce, dello spaccio di stupefacenti - si legge nel Rapporto -, necessita di un organico in pianta stabile, che ogni giorno curi la riscossione del 'pizzo', allarghi la 'clientela', diversifichi le 'opportunità', conosca e tenga 'a bada' la concorrenza, salvaguardi regolare la sicurezza dell'organizzazione dai componenti 'infedeli' o dal controllo delle forze dell'ordine, gestisca e reinvesta il patrimonio".

    "Per questo gli affiliati sono inseriti con mansioni ben precise, percependo un stipendio: la 'mesata', che varia in base all'inquadramento, al livello di responsabilità ed alla floridità economica del clan di appartenenza. Quindi, è del tutto naturale che clan diversi riconoscano 'mesate' diverse per lo stesso lavoro svolto, a cominciare dagli stessi capi", afferma ancora il Rapporto che quantifica le 'mesate' in base ai ruoli, con una 'forbice' che va dai 10 mila-40 mila euro del capo clan, di fatto un amministratore delegato, fino ai 1.000 euro del gradino più basso della scala gerarchica, quello rappresentato dagli spacciatori minorenni.

    Un caso a parte quello di chi compie attentati od omicidi: per loro la 'forbice' è molto ampia, dai 2.500 ai 25mila euro, evidentemente in funzione dei crimini concretamente compiuti.

    "Il gruppo di comando si comporta come un qualsiasi Consiglio di Amministrazione. Il capo cosca funge da Amministratore delegato e deve rendere conto periodicamente ai 'soci' dell'andamento economico e finanziario dell'azienda-clan, e discutere con essi le strategie 'aziendali', condividere le operazioni e gli investimenti più rilevanti, nonché - conclude il Rapporto - risolvere le questioni interne all'azienda-clan, che potrebbero minarne la compattezza e la solidità.



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    http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLi ... iew=Libero

    Confesercenti, la crisi economica rende ancor più pericolosa la mafia

    Si chiama «Mafia spa» ed è la prima azienda italiana, con un fatturato annuo di circa 130 miliardi di euro e un utile netto che sfiora i 70 miliardi di euro. Prima voce di entrata, i traffici illeciti, che fanno registrare un saldo di 62,8 miliardi di euro. Non vanno male, neanche, il traffico di droga, con 59 miliardi di euro di attivo, e le cosiddette «tasse mafiose», cioè il racket (9 miliardi di euro) e l'usura (12,6 miliardi di euro). A rivelare questi dati è il rapporto «Le mani della criminalità sulle imprese», presentato, a Roma, dalla Confersercenti che evidenzia, poi, come siano in crescita, anche, il settore dell'usura, che colpisce circa 180mila commercianti, e il peso economico di contraffazione, gioco clandestino, scommesse e abusivismo, il cui giro d'affari si attesta intorno ai 10 miliardi di euro l'anno.

    Il solo ramo commerciale della criminalità, mafiosa e non, ha ampiamente superato i 92 miliardi di euro, una cifra intorno al 6% del Pil. Ogni giorno passano dalle tasche dei commercianti e degli imprenditori a quelle dei mafiosi qualcosa come 250 milioni di euro, 10 milioni di euro l'ora, 160mila euro al minuto. «La crisi economica spiega il presidente di Confesercenti Marco Venturi rende ancora più pericolosa la mafia». È un allarme, spiega, che «ci sentiamo di lanciare nel momento in cui la mafia imprenditrice rischia di usare le debolezze e le incertezze dell'economia per rafforzare le sue posizioni». Per Venturi, necessario, quindi, reagire con determinazione. «Serve - dice - un patto solenne per sancire una grande offensiva per la legalità» e, alle banche, chiede, «una maggiore disponibilità a finanziare le pmi e un'azione puntuale di segnalazione delle operazioni sospette».

    Dal rapporto emerge, poi, come il 37,5% dei proventi mafiosi vengano investiti in edilizia. Di grande interesse, anche, il settore del commercio e della ristorazione , con il 20% di proventi illeciti investiti, seguito dai servizi (9%), aziende agricole, giochi e scommesse, ferme al 7,5 per cento. E mentre aumentano del 30%, dal 2004, le persone denunciate per estorsione, il racket cambia pelle: oltre al pizzo, ora, la mafia apre attività commerciali in proprio, investe in attività legali e controlla quote consistenti di società e marchi note. «Una vera e propria holding - spiega il presidente Venturi - con tanto di impiegati "assunti" per controllare il territorio e riscuotere la "tassa della mafia"». Ma gli imprenditori stanno iniziando a denunciare di più, e un po' in tutt'Italia. Anche se non è omogenea a livello nazionale la tipologia di reato denunciato. «Al Sud - sottolinea Venturi - sono quasi tutte denunce legate al pizzo e, quindi, si riferiscono a un'organizzazione strutturata e capillare, mentre al Centro Nord è forte la presenza di denunce per usura o casi di truffe denunciate come estorsioni, o estorsioni tentate da singoli verso soggetti imprenditoriali».

    Tra i settori d'affari "emergenti", da segnalare, poi, quello delle ecomafie, con un giro d'affari di 16 miliardi di euro, mentre è più marginale il business della prostituzione, che frutta 0,6 miliardi di euro e quello dei proventi finanziari, con poco più di 0,7 miliardi di introiti. Altro settore importante per la mafia è quello delle truffe alimentari: dalla falsificazione di date di scadenza sulle etichette di prodotti alla macellazione clandestina e riconfezionamento abusivo di alimenti andati a male, che minacciano sempre più la salute degli italiani. Il rapporto indica che, nel 2008, i sequestri effettuati dai carabinieri dei Nas relativi ai generi alimentari sono aumentati del 93% rispetto al 2007. Il valore dei sequestri tra il 2005-2007 è stato di 7,8 milioni di euro, mentre nei soli primi otto mesi del 2008 si è raggiunta la cifra di 15,1 milioni di euro.



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