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BARI - I nuovi ragazzi di mala, adolescenti o appena diciottenni, incensurati, cooptati, coinvolti, fagocitati da una camorra di quartiere che a Japigia, Carbonara, Enziteto, Madonnella, San Paolo, Libertà ne fa venditori di droga. Sono le nuove leve di una criminalità che è in grado di infettare i legami di sangue, di corrompere i cugini, gli zii, i fratelli, i cognati di gente ammazzata dalla mafia senza una ragione, per «sbaglio».
Tra i nuovi picciotti degli Strisciuglio, dei Capriati, dei Di Cosola, ci sono anche loro, ragazzi che hanno visto morire un amico o un parente, che ne hanno pianto la scomparsa e che dopo mesi o anni, sono finiti in quello stesso giro nel quale bazzicano e si ingrassano gli assassini. È quanto emerge da una inchiesta della squadra mobile, coordinata dalla procura della Repubblica, sullo smercio di sostanze stupefacenti. Nel giro dello spaccio i detective hanno individuato anche consanguinei di vittime di mafia.
Sulla indagine, ancora in corso, viene mantenuto il massimo riserbo ma l’indicazione che emerge non è frutto della osservazione di un singolo episodio o di circostanze accidentali ma di una analisi attenta dei movimenti, delle strategie e delle logiche alla base dell’organizzazione che controlla il mercato dello spaccio nei quartieri «bazar».
Non hanno precedenti, non sono criminali incalliti ma ragazzi senza lavoro, alla ricerca di un modo per sbarcare il lunario e fare soldi facili. L’obiettivo della malavita che a Bari controlla il mercato dello spaccio è quello di allargare la base dei consumatori, offrendo «sballo» a prezzi modici. Una politica commerciale che sta dando i suoi frutti. Comprare oggi una dose di eroina, hashish oppure cocaina costa in proporzione meno di dieci anni fa.
È la legge della domanda e dell’offerta. L’ organizzazione che muove le fila di questo mercato illegale funziona come un ufficio di collocamento, anzi meglio. Crea posti di lavoro e nel contempo si ritaglia nuove fette di mercato, sollecitando i bisogni, alimentando le smanie, assecondando la voglia di trasgressione di una clientela composta soprattutto da ragazzi.
Nel giro degli spacciatori si incontrano anche giovani diplomati in cerca di prima occupazione. A quattordici anni come a venti si diventa prima corrieri o vedette, poi si sale di grado. L’iscrizione nel libro paga delle holding dello spaccio è l’alternativa alle liste di collocamento. È questo un altro aspetto della drammatica realtà minorile e di quella dei giovani disoccupati nei quartieri «bazar»: Libertà, San Paolo, Japigia, Madonnella, Enziteto, Carbonara.
Trovano lavoro al soldo dei clan anche uomini fatti, dalla fedina penale immacolata, che per guadagnarsi un tozzo di pane accettano di sfidare la sorte e diventare dei fuorilegge. L'età media della criminalità barese si sta decisamente abbassando. Sotto il profilo quantitativo, negli ultimi anni il numero dei ragazzi denunciati penalmente è aumentato; sotto il profilo qualitativo, alla difficile condizione di vita che a Bari vivono i figli della malavita, ossia i minorenni coinvolti in attività illecite in ragione dei loro legami di sangue, si aggiunge la consistente presenza di ragazzi di famiglie «bene» ossia estranee agli ambienti della malavita organizzata ma che vivono un forte disagio economico e sociale.
A questa non facile situazione si è venuto aggiungendo con il tempo l'emergere di una devianza nuova con manifestazioni inedite, che vanno dal bullismo nelle scuole ai piccoli furti (in particolare occhiali da sole e telefoni cellulari) commessi negli stessi luoghi di ritrovo delle comitive giovanili.
Luca Natile
19/10/2008
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