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Confronto “Addio Pizzo” e “Azione Cattolica”Le due associazioni insieme per il “bene comune”.
Giuseppe Longhitano :: mercoledì 27 agosto 2008
La cultura dell’antimafia, la lotta al pizzo e ad ogni altra forma di potere illegale sembra esser ritornata di moda. Per qualche tempo non si sentiva più parlare di questo argomento, come se si volesse far credere che tutto si era risolto, che non esisteva più il problema. Invece no. Il problema esiste ancora. E’ solamente molto ben nascosto, in modo da dar la parvenza che tutto funzioni nel rispetto delle regole e soprattutto del lavoro onesto dei singoli cittadini.
Questo è in sintesi l’introduzione che ha fatto l’imprenditore Filippo Casella che ha regalato la sua testimonianza durante l’incontro con i gruppi Giovani e Giovanissimi di A.C. della Parrocchia S. Antonio Abate di Belpasso al campo estivo 2008 che si è svolto a Ragalna tra i giorni 17 e 20 agosto.
L’incontro è stato organizzato dall’Associazione Addio Pizzo e dagli educatori di A.C. per far conoscere ai ragazzi la testimonianza di un uomo che ha saputo lottare contro i soprusi della Mafia e le difficoltà dell’andare avanti nel proprio mestiere nonostante tutti gli ostacoli che gli si presentavano.
Il momento, che si è svolto nel pomeriggio del 19 agosto, ha avuto inizio con la visione di un video informativo - conoscitivo (sulle figure di P.Pino Puglisi e Paolo Borsellino) creando così quel clima di attenzione e meditazione che si assume quando vengono trattati tali argomenti. Clima che crea il tipico stato d’animo di rabbia, senso di ingiustizia che avvolge molte vicende in Italia, che fa subito venir voglia di combattere contro un sistema che distrugge la dignità dell’uomo.
Di seguito, l’imprenditore racconta la sua storia, la storia di una comunissima famiglia siciliana che si inventa un lavoro e decide di trasferirsi in città, lasciando il suo piccolo paese di provincia per poter aver un futuro migliore ma che subito si trova a scontrarsi con la realtà che leva ogni voglia e stimolo per andare avanti: il clan mafioso del momento, impone il pizzo all’azienda il cui proprietario non vuole, questa volta, piegarsi a tale dittatura economica e psicologica.
E’ un imprenditore, Casella, che non vuole sottostare alla cultura del pizzo; che vuole dare un esempio ai suoi figli di onestà e di legalità. Così comincia il solito iter di minacce, intimidazioni, stress psicologici che mettono a dura prova la personalità e la dignità di un onesto lavoratore, che per svolgere il suo dovere non vuole il permesso di nessuno, perché nessuno può decidere se un uomo deve o no lavorare.
Il coinvolgimento dei ragazzi, a tale testimonianza, è stato totale. Molte sono state le domande rivolte all’imprenditore. Domande che esprimono le preoccupazioni di una società fatta schiava. Domande per riuscire a coglierne il coraggio e la forza d’animo di uomo come tanti che ha deciso di combattere.
A questo punto, però, ci si potrebbe chiedere il perché di un incontro del genere tra due associazioni così, apparentemente, diverse.
Il tema del campo di A.C. è stato “Le beatitudini”. Tema che d’impatto sembrerebbe così distante dal mondo del pizzo, della mafia, della giustizia, delle estorsioni, degli omicidi.
Le Beatitudini descrivono le caratteristiche di coloro che sono considerati benedetti da Dio: i poveri, gli umili, i miti, i perseguitati, ecc., coloro che spesso agli occhi del mondo sono i più sfortunati, i più infelici.
Le beatitudini invece rispondono all'innato desiderio di felicità. Svelano la meta dell'esistenza umana. Ci mettono di fronte a scelte decisive riguardo ai beni terreni.
La beatitudine, forse, più famosa è quella che recita: « Beati coloro che hanno fame e sete della giustizia, perché saranno saziati. »
Paolo Borsellino stesso ha parlato e letto delle beatitudini quando il 20 giugno 1992 si è rivolto a migliaia di Scout presenti alla veglia organizzata dall’Agesci per ricordare Giovanni Falcone.
Borsellino e Falcone sono stati due esempi viventi di dedizione totale alle beatitudini.
Ma perché si è rivolto proprio ai giovani, Borsellino? Poteva rivolgersi direttamente ai politici, alla gente che conta. Invece no! «…i giovani sono il punto di inizio di una società giusta…» recitava Falcone.
Ecco quello che accomuna le due associazioni. Entrambe sono nate da giovani. Giovani che avevano bisogno di un mondo migliore dove poter stare e lavorare.
Non importa sotto quale stemma, stendardo, vessillo, fregio o nome di associazione si sta. L’importante è lavorare insieme per il bene comune, per una società giusta e legale. Ognuno lo faccia secondo il proprio statuto o regolamento di associazione, l’importante è non perdere mai l’obiettivo principale. Anche se spesso sembra pura utopia.