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    Bruno Contrada. Mafioso o servitore dello Stato?




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    Autore Messaggio
    sag
     Oggetto del messaggio: Bruno Contrada. Mafioso o servitore dello Stato?
    MessaggioInviato: 26 dic 2007, 14:03 

    Iscritto il: 27 gen 2007, 19:06
    Messaggi: 3280

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    In questi giorni stiamo assistendo alla vicenda della richiesta di grazia dell'avv. di Bruno COntrada per motivi di salute. L'On. Borsellino ha dissentito per la scelta del capo dello Stato di portare avanti la richiesta dell'avv. del Contrada.
    Io mi sono documentato su internet ed ho visto che questo sig. Contrada sta sbandierando a destra e a manca la sua innocenza... e lo fa da anni... di contro ci sono i veri servitori dello Stato (Falcone, Borsellino, Cassarà...) che dubitarono di lui.

    ... ovviamente non vi chiedo che ne penate del caro Mastella... che basta che qualcuno gli fa gli occhi dolci che immediatamente si commuove e concede la grazia!
    ... vabbè... sto scherzando.. il Contrada sta davvero male (parlano i referti medici..)
    http://www.brunocontrada.info
    vorrei sapere che ne pensate.


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    anto.rec
     Oggetto del messaggio:
    MessaggioInviato: 26 dic 2007, 22:18 

    Iscritto il: 13 feb 2007, 00:44
    Messaggi: 689

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    vorrei vedere cosa succederebbe...se un ministro si interessasse allo stesso modo di una "persona comune". ricordiamo che l'intervento della politica, e in particolare del mastella, capita a luogo solo quando ci sono soggetti di particolare interesse personale o di casta che lo (parlo di mastella) spingono a prendere le sue ormai note e provvidenziali iniziative. contrada sta muorendo? bene...anzi male, ma vorrei conoscere quali sono i dati dei morti in carcere quest'anno e come mai un tal ministro non se ne è mai interessato, e tanto meno i giornali. come per de magistris, come per la forleo, il ministro s'è mosso, e insieme a lui il 90% della politica (compreso questo incomprensibile presidente della repubblica che ancora una volta ha perso l'occasione di star zitto, a mio parere) per tutelare la sua posizione personale o della sua casta. la politica difende un suo sodale. un uomo che per decenni ha vanificato il lavoro di persone, quelli si uomini dello stato, operando a favore di Cosa Nostra, ma soprattutto di pezzi deviati dello stato.
    su questo io farei un comunicato. sulla mia contrarietà a che lo stato usi due mezzi e due misure, senza cosiderare le ricadute sul piano psicologico per chi lotta da sempre per uno stato nel vero senso della parola. avrei voluto sapere dal contrada cosa ci facesse nella stanza del ministro mancino (ioggi vicepresidente del CSM) il 17 luglio del '92, subito prima dell'attentato Borsellino.
    perchè, da un pò di tempo mi torna sempre più spesso un motivo di gaber "io non mi sento italiano"?...fortunatamente..mi risponde lo stesso gaer quando poi ripete "ma per fortuna o purtroppo lo sono"...ma me lo fanno ricordare anche, e soprattutto direi, i veri uomini di stato che hanno combattuto proprio gente come contrada che lo stato l'ha svenduto al migliore interesse.

    _________________
    anto9


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    beppemignemi
     Oggetto del messaggio:
    MessaggioInviato: 26 dic 2007, 22:24 

    Iscritto il: 10 ott 2007, 11:35
    Messaggi: 1272

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    faccio una premessa: mentre il fatto che qualcuno non venga condannato non garantisce l'innocenza (vedi Andreotti, Berlusconi e tanti altri...) e' estremamente piu' difficile (per non dire, impossibile) che una corte mandi in galera un innocente, specilamente per fatti di mafia.
    Detto questo, il problema qui non e' la colpevolezza o meno di Contrada; se si volesse discutere quella, si dovrebbe chiedere una revisione del processo, e non la grazia. Se poi si vuole discutere sulle condizioni di salute e sulla pieta' umana che queste destano, si dovrebbe pensare a una sospensione della pena e non alla grazia. Il punto secondo me e' un altro; in questo momento ci sono troppi segnali 'negativi' da parte dei vertici della cosiddetta 'giustizia' italiana...Risparmiando ogni commento su mastella che sarebbe superfluo, dico che non mi sento minimamente rappresentato da napolitano (voglio proprio vedere che messaggio alla nazione mandera' tra qualche giorno...) e dal csm dei tiri 'mancini' e delle 'vacche', che continuano in una sorta di sfida aperta alla richieste della societa' civile e antimafia italiana (vedi demagistris e forleo). C'e' molto da riflettere su cio' che una grazia a Contrada significherebbe in questo momento; l'unico argomento che regge da parte dei 'fautori' della grazia e' il fatto di non utilizzare due pesi e due misure rispetto alla grazia concessa a bompressi ad esempio, ma anche li' si dovrebbe chiedersi perche' quella grazia e' stata concessa...e comunque, se notate, i fautori della grazia sono quelli che...le toghe rosse...i giudici assassini...i craxi grandi statisti....
    Io saro' malpensante, intanto vorrei sapere qualcosa in piu' su questo avvocato Lipera nostro concittadino che propone di accendere un cero nelle case per Contrada...e poi non riesco a non vedere questo caso sconnesso dal tentativo di riabilitare presso l'opinione pubblica le figure 'di stato' ingiustamente toccate dal potere giustizialista dei magistrati cattivi...


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    anto.rec
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    MessaggioInviato: 27 dic 2007, 08:19 

    Iscritto il: 13 feb 2007, 00:44
    Messaggi: 689

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    http://www.antoniodipietro.com/2007/12/ ... zia_1.html


    Il Presidente della Repubblica ha ricevuto una domanda di grazia da Giuseppe Lipera, avvocato di Bruno Contrada, ex dirigente del Sisde condannato in via definitiva per dieci anni per concorso esterno in associazione mafiosa. La domanda è motivata dalle condizioni di salute di Contrada.

    Una richiesta sbagliata nel merito, come lo stesso Capo dello Stato ha tenuto a sottolineare spiegando che: “Qualsiasi provvedimento in materia di differimento della pena, basato sulla gravità delle condizioni di salute dei condannati che stiano scontandola in carcere, è com'è noto di esclusiva competenza della Magistratura di sorveglianza”. Bruno Contrada ha scontato sino ad ora solo sette mesi di carcere a Santa Maria Capua Vetere, accertato che la grazia e le condizioni di salute sono due cose ben diverse, se la magistratura competente lo riterrà potranno essere prese le misure necessarie per un eventuale ricovero di Contrada. La grazia per un funzionario dello Stato condannato per attività mafiose non può essere “un atto dovuto” come sostenuto dal ministro della Giustizia, non esistono i presupposti, né il pentimento che non è avvenuto, né una collaborazione con la magistratura, che non c’è stata.
    Le sentenze vanno rispettate e l’età di Contrada non è una giustificazione necessaria per farlo passare da vittima.
    Se i familiari vogliono possono chiedere il riesame del processo, la grazia non può essere una scorciatoia per sfuggire a una condanna per associazione mafiosa.

    _________________
    anto9


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    sag
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    MessaggioInviato: 27 dic 2007, 11:10 

    Iscritto il: 27 gen 2007, 19:06
    Messaggi: 3280

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    GRAZIE ANTONIOOOOOOOOOOOOOOOOOO (di pietro)
    ... ricordandovi che questa è la sezione aperta al pubblico.. perchè nn proviamo a buttaare giù due righe di comunicato da mettere ai voti direttamente su internet?


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    sag
     Oggetto del messaggio:
    MessaggioInviato: 27 dic 2007, 12:26 

    Iscritto il: 27 gen 2007, 19:06
    Messaggi: 3280

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    Grazia a Contrada, esplode la polemica
    Ancora polemiche sulla liberazione di Bruno Contrada, dopo l'iniziativa del Capo dello Stato di girare la pratica sulla grazia, alla vigilia di Natale, al Guardasigilli. [...]


    Bruno Contrada Contro l'ex funzionario del Sisde, in carcere con una condanna a dieci anni per concorso esterno alla mafia, e gravemente malato, è subito scesa in campo Rita Borsellino, sorella di Paolo. A cascata sono arrivate le proteste di numerosi altri parenti di vittime della criminalità organizzata, che hanno chiesto a Napolitano di pensarci bene. Il Quirinale ha risposto assicurando che Napolitano sa quello che sta facendo: «A proposito dell'intensificarsi di dichiarazioni e di appelli in merito al "caso Contrada" - recita il comunicato del Quirinale - si fa notare che il Presidente della Repubblica ha ben presente, di fronte a qualsiasi domanda di grazia, tutte le ragioni da prendere in considerazione, quanto stabilito dalla Corte Costituzionale e le procedure da rispettare».

    Il Quirinale tiene anche a ricordare che una scarcerazione per motivi di salute può essere stabilita solo dalla magistratura di sorveglianza.
    La partita, per il momento, riguarda il ministro della Giustizia Mastella, che ha fatto sapere di aver dato «immediatamente» il via libera all'istruttoria per la grazia, non appena ricevuta la documentazione degli avvocati di Contrada giratagli da Napolitano. «Come sempre - ha spiegato Mastella - valuterò la situazione e formulerò il parere previsto dalla legge sulla base degli elementi che mi verranno trasmessi ad esito dell'istruttoria stessa». Secondo la Borsellino, la grazia sarebbe «estremamente grave», perchè Contrada, «è stato condannato per reati commessi tradendo la sua funzione di servitore dello Stato, quello stesso Stato per cui Giovanni, Paolo e tanti altri rappresentati delle istituzioni hanno consapevolmente dato la vita». Contro la grazia a Contrada si sono espressi la fondazione Caponnetto, l'associazione dei familiari della strage di via dei Georgofili, la figlia del giudice Scopelliti.


    A Rita Borsellino e agli altri hanno risposto i sette fratelli di Contrada, che si dicono «rattristati dal sentire affermazioni crudeli» e chiedono «rispetto per le sofferenze subite per 15 anni da un uomo condannato ingiustamente». Sul piano politico, il centrodestra è schierato su posizioni favorevoli alla grazia. Fabrizio Cicchitto, vicecoordinatore di Forza Italia, ricorda che per Ovidio Bompressi, condannato per l'omicidio Calabresi, la grazie fu concessa senza problemi. Il caso Contrada, condannato anche sulla base di dichiarazioni di pentiti della mafia, ha spinto il senatore il senatore di FI Lino Jannuzzi ad annunciare una raccolta di firme a Palazzo Madama per istituire una commissione di inchiesta sui pentiti.


    Nel centrosinistra prevale la prudenza. Il prodiano Franco Monaco dice che la grazia a Contrada suscita «forti perplessità», visto il reato per il quale è stato condannato. L'Italia dei Valori è contraria e , con Stefano Pedica, chiede rispetto per «chi ha pagato con la vita». I radicali, favorevoli. E Beppe Grillo propone uno «scambio» fra Contrada (in galera) e Vallanzasca (libero). Quest'ultimo, per Grillo, «almeno non era pagato dai cittadini per delinquere nei servizi segreti».

    27/12/2007


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    Valentina
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    MessaggioInviato: 27 dic 2007, 19:38 
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    Iscritto il: 27 gen 2007, 18:15
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    http://www.antimafiaduemila.com/content/view/1570/78/

    L'ultimo sfregio

    Palermo 26.12.2007
    Mi sento in dovere di aggiungere queste mie considerazioni personali alle dichiarazioni di mia sorella Rita, che ho sottoscritto insieme a tutta la famiglia Borsellino...
    sulla incredibile vicenda della possibile concessione della grazia ad un traditore dello Stato che finora ha scontato solo 7 mesi sui 10 anni di detenzione a cui e stato condannato in via definitiva dallo corte di Cassazione. Personaggio sul quale pesano peraltro gravissimi sospetti, oggetto di indagini purtroppo ancora in corso dopo ben quindici anni, in merito alle telefonate intercorse, 80 secondi dopo la strage, tra il castello Utveggio, dal quale e probabilmente stato azionato il telecomando per l'esplosione del'autobomba, da una utenza clonata intestata a Paolo Borsellino e l'utenza dello stesso Contrada. Come risulta da carte processali "si segnala l'esigenza di approfondire ipotesi ed elementi sin qui trascurati, nella prospettiva di individuare complici e mandanti esterni all'associazione mafiosa. Si individua un cospicuo raggio di attività investigative aventi oggetto organismi e persone che potevano contare sulla disponibilità dei locali di Castello di Uvteggio, sede del Sisde, controllato a Palermo al dottor Contrada". Quella sede del Sisde smantellata pochi giorni dopo la strage perche evidentemente aveva esaurito il suo compito. Basterebbero questi sospetti e l'esistenza di queste indagini per rendere inopportuna anche solo l'ipotesi della concessione della grazia ad un individuo sul quale pesano sospetti di questo genere ma per di più anche dal punto di vista tecnico mi risulta che per reati di mafia (compresi nell'elenco di cui all'art 4 bis ord.pen.) non è possibile nè la sospensione della pena nè le misure alternative tra cui la detenzione domiciliare, salvo non collaborino con la giustizia. Non mi risulta che Bruno Contrada abbia mai mostrato l'intenzione di collaborare con la Giustizia anzi ha sempre dichiarato sprezzantemente che mai e poi mai avrebbe presentato domanda di grazia e a questo punto risulta inverosimilie la celerita' senza precedenti con la quale il nostro custode della Costituzione abbia appoggiato la richiesta di grazia ed inoltrato la pratica al cosiddetto ministro di grazia e giustizia per un rapido espletamento dei passaggi necessari.In quanto alle pretese esigenze umanitarie e bene ricordare che il Giudice di Sorveglianza del tribunale di Santa Maria Capua Vetere si e' pronunciato il 12 dicembre 2007 in maniera contraria alla possibilita' di differimento della pena detentiva del Contrada poiche' le patologie dello stesso potrebbero essere curate in carcere od in apposite strutture esterne. Se peraltro tutti gli affetti di patologie come il diabete dovessero avanzare domanda di grazia per gli stessi motivi del Sig. Contrada ed ottenerla in tempi cosi rapidi il problema del sovraffolamento delle carceri italiane sarebbe rapidamente risolto. Le attuali condizioni di salute del Sig. Contrada (o meglio del Dottor Contrada, come lo hanno sempre chiamato con rispetto molti affiliati a Cosa Nostra) sono peraltro determinate da un sciopero della fame attuato da qualche giorno dallo stesso, e i suoi numerosi fratelli, piuttosto che accusare mia sorella Rita di scarsa umanità perche si oppone alla concessione della grazia farebbero bene ad impiegare le loro energie a convincere il proprio fratello a ricominciare a nutrirsi, per i prossimi anni, di quello che il regime carcerario, a spese dei contribuenti italiani, gli passa. Per sapere quello che mio fratello Paolo pensava di Bruno Contrada basta ricordare l'episodio, riportato in atti processuali, nel quale avendo Paolo sentito fare quel nome a tavola da un funzionario di polizia amico della figlia, era sobbalzato dicendo chi ti ha fatto quel nome, basta che può bastare pronunciarlo a sproposito per morire. In quanto al cosiddetto ministro di grazia e giustiza non poteva che essere affidata ad un uomo come lui, che ha così bene portato a compimento i compiti di sottrarre inchieste scottanti ai loro giudici naturali, conditi da sottrazioni di incartamenti dalle casseforti del tribunale di incartamenti relativi a processi prima che al giudice che l'aveva in carico ne fosse comunicata l'avocazione, di portare a termine questo compito. Risulta così chiara la missione storica che lo stesso Mastella dichiara essergli stata affidata da Giulio Andreotti nel momento in cui, prima riluttante, fu convinto dallo stesso Andreotti, oltre che da Cossiga, ad accettare questo incarico.


    Salvatore Borsellino


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    Valentina
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    MessaggioInviato: 28 dic 2007, 13:30 
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    Iscritto il: 27 gen 2007, 18:15
    Messaggi: 14472

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    LETTERA APERTA - APPELLO
    No alla "grazia" per Bruno Contrada

    http://www.genovaweb.org/nograzia_contrada.htm


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    beppemignemi
     Oggetto del messaggio:
    MessaggioInviato: 28 dic 2007, 18:34 

    Iscritto il: 10 ott 2007, 11:35
    Messaggi: 1272

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    Travaglio

    http://voglioscendere.ilcannocchiale.it ... 32273.html

    Sulle “ragioni umanitarie di eccezionale urgenza” che hanno indotto il cosiddetto ministro della Giustizia Clemente Mastella a istruire immediatamente la pratica per la grazia a Bruno Contrada, condannato definitivamente sette mesi fa a 10 anni per concorso esterno in associazione mafiosa, bastano le considerazioni di Salvatore Borsellino, fratello del giudice Paolo: “Il giudice di sorveglianza di Santa Maria Capua Vetere si è pronunciato il 12 dicembre contro il differimento della pena del Contrada poichè le patologie dello stesso potrebbero essere curate in carcere o in apposite strutture esterne. Se peraltro tutti gli affetti di patologie come il diabete dovessero avanzare domanda di grazia e ottenerla in tempi così rapidi, il sovraffolamento delle carceri sarebbe rapidamente risolto”. Se poi Contrada non avesse avviato lo sciopero della fame, ma avesse continuato a nutrirsi, le sue condizioni di salute sarebbero senz’altro migliori. Il detenuto malato dev’essere curato, nell’infermeria del carcere o in ospedale, secondo le leggi vigenti, non essendo la grazia una terapia anti-diabete.

    Quanto alle ragioni giuridiche di un’eventuale clemenza, sono ancor più deboli di quelle umanitarie. Mai è stato graziato un personaggio di quel calibro condannato per mafia. E mai è stato graziato un condannato a distanza così ravvicinata dalla sua condanna (Contrada ha scontato 7 mesi dei 10 anni previsti). Si è molto discusso, a proposito di Adriano Sofri, se il candidato alla grazia debba almeno chiederla o possa riceverla d’ufficio, se debba accettare la sentenza o la possa rifiutare: ma, se anche prevalesse la seconda tesi, sarebbe ben strano graziare un signore, stipendiato per una vita dallo Stato, che ha dipinto i suoi giudici come strumenti in mano alla mafia per condannare un nemico della mafia, giudici al servizio di “un manipolo di manigoldi, di criminali, di pendagli da forca che hanno inventato le cose più assurde mettendosi d’accordo”. E tuttora chiede la revisione del processo. Graziarlo addirittura prima dell’eventuale revisione significherebbe usare impropriamente la clemenza per ribaltare il verdetto della Cassazione: un’invasione di campo del potere politico in quello giudiziario.

    Ultimo punto: sollecitata per un parere dal giudice di sorveglianza di Santa Maria Capua Vetere, la Procura di Palermo ha risposto che Contrada non risulta aver mai interrotto i suoi rapporti con Cosa Nostra, ragion per cui si ritiene che potrebbe –una volta libero– riallacciarli.

    Restano da esaminare le possibili ragioni ”politiche” di tanta fretta. Ragioni che risalgono alle sua lunga e controversa carriera di poliziotto e agente segreto alle dipendenze dello Stato, ma al servizio dell’Antistato.

    Già capo della squadra mobile e della Criminalpol di Palermo, già numero tre del Sisde (alla guida del dipartimento Criminalità organizzata) fino al Natale del 1992, quando fu arrestato, Contrada è indicato come trait d’union fra Stato e mafia non solo da una ventina di mafiosi pentiti, ma pure da una gran quantità di autorevolissimi testimoni. A cominciare dai colleghi di Giovanni Falcone, che raccontano al diffidenza che il giudice nutriva nei confronti di “’u Dutturi”: i giudici Del Ponte, Caponnetto, Almerighi, Vito D’Ambrosio, Ayala. E poi Laura Cassarà, vedova di Ninni (uno dei colleghi di Contrada alla Questura di Palermo assassinati dalla mafia mentre lui colludeva con la mafia). Tutti a ripetere davanti ai giudici di Palermo che Contrada passava informazioni a Cosa Nostra, incontrando anche personalmente alcuni boss, come Rosario Riccobono e Calogero Musso. Nelle sentenze succedutesi in 15 anni, si legge che Contrada concesse la patente ai boss Stefano Bontate e Giuseppe Greco; che agevolò la latitanza di Riina e la fuga di Salvatore Inzerillo e John Gambino; che intratteneva rapporti privilegiati con Michele e Salvatore Greco; che spifferava segreti d’indagine ai mafiosi in cambio di favori e regali (come i 10 milioni di lire accantonati dal bilancio di Cosa Nostra, nel Natale del 1981, per acquistare un’auto a un’amante del superpoliziotto); che ha portato al processo falsi testimoni a sua difesa.

    Decisivo il caso di Oliviero Tognoli, l’imprenditore bresciano arrestato in Svizzera nel 1988 come riciclatore della mafia. Secondo Carla Del Ponte, che lo interrogò a Lugano insieme a Falcone, Tognoli ammise che a farlo fuggire dall’Italia era stato Contrada, anche se, terrorizzato da quel nome, rifiutò di metterlo a verbale. Poi, in un successivo interrogatorio, ritrattò. Quattro mesi dopo, Cosa Nostra tentò di assassinare Falcone e la Del Ponte con la bomba all’Addaura. Nemmeno Borslelino si fidava di Contrada. E nemmeno Boris Giuliano: finì anche lui morto ammazzato. Il che spiega, forse, lo sconcerto dei familiari delle vittime della mafia all’idea che lo Stato, dopo aver speso 15 anni per condannare Contrada, impieghi 7 mesi per liberarlo.

    Ma c’è un ultimo capitolo, che sfugge alle sentenze: uno dei tanti tasselli che compongono il mosaico del “non detto”, o dell’ ”indicibile” sulla strage di via d’Amelio, dove morì Borsellino con gli uomini della sua scorta (ancora oggetto di indagini della Procura di Caltanissetta, che pure ha archiviato la posizione di Contrada). Quel pomeriggio del 19 luglio ‘92 Contrada è in gita in barca al largo di Palermo con gli amici Gianni Valentino (un commerciante in contatto col boss Raffaele Ganci) e Lorenzo Narracci (funzionario del Sisde). Racconterà Contrada che, dopo pranzo, Valentino riceve una telefonata della figlia “che lo avvertiva del fatto che a Palermo era scoppiata una bomba e comunque c’era stato un attentato. Subito dopo il Narracci, credo con il suo cellulare, ma non escludo che possa anche aver usato il mio, ha chiamato il centro Sisde di Palermo per informazioni più precise”. Appreso che la bomba è esplosa in via d’Amelio, dove abita la madre di Borsellino, Contrada si fa accompagnare a riva, passa da casa e, in serata, giunge in via d’Amelio. Ma gli orari - ricostruiti dal consulente tecnico dei magistrati, Gioacchino Genchi - non tornano. L’ora esatta della strage è stata fissata dall’Osservatorio geosismico alle 16, 58 minuti e 20 secondi. Alle 17 in punto, cioè 100 secondi dopo l’esplosione, Contrada chiama dal suo cellulare il centro Sisde di via Roma. Ma, fra lo scoppio e la chiamata, c’è almeno un’altra telefonata: quella che ha avvertito Valentino dell’esplosione. Dunque, in 100 secondi, accadono le seguenti cose: la bomba sventra via d’Amelio; un misterioso informatore (Contrada dice la figlia dell’amico) afferra la cornetta di un telefono fisso (dunque non identificabile dai tabulati), forma il numero di Valentino e l’avverte dell’accaduto; Valentino informa Contrada e gli altri sulla barca; Contrada afferra a sua volta il cellulare, compone il numero del Sisde e ottiene la risposta dagli efficientissimi agenti presenti negli uffici solitamente chiusi di domenica, ma tutti presenti proprio quella domenica. Tutto in un minuto e 40 secondi. Misteri su misteri. Come poteva la figlia di Valentino sapere, a pochi secondi dal botto, che – parola di Contrada – “c’era stato un attentato”? Le prime volanti della polizia giunsero sul posto 10-15 minuti dopo lo scoppio. E come potevano, al centro operativo Sisde, sapere che era esplosa una bomba in via D’Amelio già un istante dopo lo scoppio? Le prime notizie confuse sull’attentato sono delle 17.30. Escludendo che la figlia di Valentino e gli uomini del Sisde siano dei veggenti, e ricordando i rapporti del commerciante con i Ganci, viene il dubbio che l’informazione in tempo reale l'abbia data chi per motivi – diciamo così – professionali, ne sapeva molto di più. Qualcuno che magari si trovava appostato in via D’Amelio, o nelle vicinanze, in un ottimo punto di osservazione (magari il Monte Pellegrino, dove sorge il castello Utveggio, sede di misteriosi uffici del Sisde in contatto con un mafioso coinvolto nella strage e poi frettolosamente chiusi). E attendeva il buon esito dell’attentato per poi comunicarlo in tempo reale a chi di dovere.

    Forse, prima di parlare di grazia a Contrada, si dovrebbe almeno pretendere che dica la verità su quel giorno. Altrimenti qualcuno potrebbe sospettare – con i parenti delle vittime – che lo si voglia liberare prima che dica la verità.


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    anto.rec
     Oggetto del messaggio:
    MessaggioInviato: 28 dic 2007, 19:50 

    Iscritto il: 13 feb 2007, 00:44
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    un gioco troppo grande...

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    anto9


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