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    13 arresti legati al boss Denaro




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    Autore Messaggio
    Valentina
     Oggetto del messaggio: 13 arresti legati al boss Denaro
    MessaggioInviato: 17 giu 2009, 15:18 
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    Iscritto il: 27 gen 2007, 18:15
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    http://palermo.repubblica.it/dettaglio/ ... me/1653221

    Dal 1993 gli danno la caccia. Matteo Messina Denaro, l´erede di Totò Riina e Bernardo Provenzano, sembra svanito nel nulla. Adesso, la Direzione distrettuale antimafia di Palermo cambia strategia, cerca di fargli terra bruciata. Tagliando la rete dei postini, dei favoreggiatori, degli insospettabili complici. Tutto questo è l´operazione della polizia scattata all´alba di martedì. Nella lista dei 13 arrestati, fra la Sicilia, Roma e Piacenza, c´è il braccio operativo del latitante, che ruota attorno alla zona di Campobello di Mazara. Fra i 18 che hanno ricevuto un avviso di garanzia ci sono invece le sorprese, che aprono uno scenario inquietante attorno alla caccia del padrino invisibile.

    Un avviso di garanzia, con l´accusa di favoreggiamento aggravato, è stato notificato ad Achille Felli, un maresciallo della Guardia di finanza in pensione, che fino a ieri ha lavorato nella segreteria politica del senatore Pdl Carlo Vizzini. Secondo gli investigatori avrebbe intrattenuto rapporti confidenziali con alcuni esponenti di Cosa nostra.
    Due avvisi di garanzia, per intestazione fittizia di beni, sono stati consegnati ai fratelli Massimo e Piero Niceta, commercianti palermitani molto noti del settore dell´abbigliamento. Assieme a loro, sono indagati pure i figli del mafioso Filippo Guttadauro, Francesco e Maria. Secondo la ricostruzione della Procura, i Niceta avrebbero dato la loro disponibilità per l´intestazione di un negozio di gioielli e uno di vestiti all´interno del centro commerciale "Belicittà" di Castelvetrano: il vero proprietario delle attività sarebbe stato Filippo Guttadauro, e dietro di lui Messina Denaro. Ieri notte, sono state perquisite le abitazioni dei due commercianti e anche la cella di Filippo Guttadauro.

    Fra gli indagati del caso Messina Denaro c´è pure il funzionario regionale Mimmo Coppola, già segretario dell´ex assessore al Territorio Bartolo Pellegrino, oggi sotto processo per concorso esterno in associazione mafiosa e corruzione: per Coppola i pm avevano chiesto il carcere, ma il gip Riccardo Ricciardi ha ritenuto non sufficienti le accuse di un solo pentito, Gaspare Pulizzi, che lo indica come "postino" dei pizzini fra Trapani e Palermo. Messaggero ufficiale di Matteo Messina Denaro era invece Francesco Luppino. Assieme a lui, la polizia ha arrestato il fratello Aldo e la moglie, Lea Cataldo. Manette per lo storico boss di Campobello Leonardo Bonafede, per Salvatore Dell´Aquila e i fratelli Franco e Giuseppe Indelicato, a cui è stato sequestrato l´oleificio "Fontane d´oro" (valore, 2 milioni di euro). In manette è finito il cugino del latitante, Mario Messina Denaro, accusato di estorsione assieme a Giuseppe Bonetto, Leonardo Ferrante e Giovanni Salvatore Madonia: pretendevano da un imprenditore di Alcamo il pagamento di 100 mila euro per dare il via libera alla realizzazione di due palazzine a Castelvetrano. A Piacenza è stato arrestato Vito Angelo Barruzza, cugino di Luppino. A Roma, Domenico Nardo, che avrebbe fornito documenti falsi a Messina Denaro.


    L´inchiesta, condotta dal Servizio centrale operativo della polizia e dalle squadre mobili di Trapani e Palermo, è coordinata da un pool di magistrati di Palermo, composto dai sostituti Paolo Guido, Roberto Scarpinato e Sara Micucci nonché dal procuratore aggiunto Teresa Principato. Per mesi gli inquirenti della Mobile trapanese, guidati da Giuseppe Linares, hanno intercettato un gruppo di mafiosi ritenuti vicini a Messina Denaro. Lo strumento fondamentale per le indagini resta quello delle microspie. I mafiosi ne avevano l´ossessione: «Al sessantesimo giorno la mettono in un´altra macchina», Franco Indelicato cercava di trovare un escamotage fra le pieghe della legge. Poi, scelse la via più facile: «Prendi il Pongo - spiegava a un amico - lo metti in questa maniera, hanno poco da sentire».

    Determinante si è rivelato poi il ritrovamento di alcuni pizzini del padrino trapanese nel covo dei Lo Piccolo: alcuni dei loro uomini hanno deciso presto di collaborare con la giustizia, svelando molti dei segreti della riorganizzazione di Cosa nostra.
    «Sono sorpreso - commenta Vizzini - è evidente che Felli non potrà più collaborare con la mia segreteria politica, sarà allontanato. Lo conosco da quando lavorava in Finanza, è un collaboratore saltuario che svolgeva piccoli compiti, come rispondere al telefono. Certo non aveva avuto mai mansioni politiche».
    (17 giugno 2009)


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