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di Dora Quaranta - 14 maggio 2009 Palermo. Circa 40 anni di carcere è il totale delle pene inflitte con rito abbreviato a sei membri della cosca di Carini (Pa) accusati di associazione mafiosa ed estorsione.
Il gup Mario Conte ha accolto la tesi dell’accusa rappresentata dai pm Francesco Del Bene, Gaetano Paci e Marcello Viola ed ha ritenuto colpevoli i sei imputati di aver taglieggiato commercianti ed imprenditori della zona industriale di Carini. Condannato a 7 anni ed 8 mesi Antonino Pipitone, ritenuto il reggente della famiglia, a 6 anni Giulio Covello, stessa pena ai fratelli Calogero e Giuseppe Passalacqua, Vincenzo ed Angelo Antonino Pipitone. Il gup però non si è limitato solo ad infliggere gli anni di carcere ma ha decretato anche un maxi risarcimento alle parti civili: undici associazioni e sette imprenditori. Come anticipo gli imputati dovranno versare 570 mila euro in totale: ventimila a Comune di Carini, Provincia di Palermo, Addiopizzo, Consorzio per l´area di sviluppo industriale, Federazione antiracket, associazione Solidaria, Sos Impresa, Confcommercio, Centro studi La Torre, Confindustria Palermo e Sicilia; cinquantamila euro, invece, per ognuno dei sette imprenditori. Il pentito Gaspare Pulizzi ha riferito agli inquirenti che a Carini il business del pizzo ammontava sui 400 mila euro all’anno e che Cosa Nostra imponeva assunzioni agli imprenditori.
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