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    Giuseppe ha vinto, la mafia ha perso




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    Autore Messaggio
    Valentina
     Oggetto del messaggio: Giuseppe ha vinto, la mafia ha perso
    MessaggioInviato: 10 nov 2008, 20:24 
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    Iscritto il: 27 gen 2007, 18:15
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    http://www.corriere.it/cronache/08_nove ... aabc.shtml

    La madre del bimbo sciolto nell'acido: «Giuseppe ha vinto, la mafia ha perso»
    Il piccolo fu ucciso dopo 779 giorni di prigionia per punire il padre collaboratore di giustizia

    SAN GIUSEPPE JATO (Palermo) - «Abbiamo vinto noi, anzi ha vinto Giuseppe perché penso che grazie a lui la mafia sia stata sterminata, se non del tutto almeno del 70%». Sono le parole di Franca Castellese, la mamma del piccolo Giuseppe Di Matteo, il bambino sequestrato dai boss mafiosi e poi sciolto nell'acido. La donna ha detto queste parole al Giardino della memoria inaugurato a San Giuseppe Jato (Palermo), alla presenza del ministro dell'Interno Roberto Maroni e del capo della polizia Antonio Manganelli.

    «UN GIORNO DI VITTORIA» - Il giardino della memoria nasce proprio nel luogo in cui venne ucciso il piccolo Di Matteo dai fratelli Brusca e da Vincenzo Chiodo. «Diciamo che oggi è un giorno di vittoria -ha detto la signora Castellese con le lacrime agli occhi- perché dopo quello che è successo abbiamo portato avanti il progetto che si doveva fare». E parlando ancora del piccolo Di Matteo: «È lui che ci deve aiutare tutti. Oggi è difficile essere qui ma non potevo mancare».

    IL GIARDINO - L'obiettivo del giardino, spiega il presidente del Consorzio e sindaco di Altofonte Vincenzo Di Girolamo «è trasformare un luogo di morte in un luogo della memoria e dell'impegno, del gioco e dell'incontro, che possa essere fruito da tutti, soprattutto dai bambini e testimonianza e atto d'accusa perenne della barbarie mafiosa». L'agriturismo Terre di Corleone è stato realizzato in contrada Gorgo del Drago attraverso il recupero di due fabbricati rurali confiscati a Totò Riina. Circondata da 40 mila metri quadri di terreno, la struttura comprende una zona ristorazione per 88 coperti e 16 posti letto con parco giochi e campo polifunzionale. L'agriturismo sarà gestito dalla cooperativa Pio La Torre Libera Terra costituita da 15 giovani del territorio formati e individuati dal consorzio Sviluppo e legalità mediante selezione pubblica.

    MARONI E ALFANO - «In questo luogo di barbarie della disonorata società, dove sono state fatte cose che nemmeno gli animali farebbero, lanciamo la sfida per vincere la battaglia contro la mafia». Ha detto il ministro dell'Interno Roberto Maroni, presente all'inaugurazione de il Giardino della memoria. «Sono lieto - ha spiegato Maroni - di consegnare alla società questo immobile sottratto alla mafia, perché l'attacco ai patrimoni mafiosi è la frontiera». Domani, ha aggiunto, «daremo il via libera alle nuove norme che prevedono poteri straordinari per consentire l'utilizzo effettivo dei beni sequestrati perché vanno bene i sequestri e le confische, ma se i beni restano inutilizzato è un segno dell'impotenza dello Stato. Queste strutture - ha concluso - devono tornare proprietà dei cittadini». Anche il ministro della Giustizia, Angelino Alfano presente alla manifestazione ha condannato la mafia: «La mamma di Giuseppe e tutte le madri dei bambini vittime della mafia - ha dichiarato Alfano - sappiano che noi siamo al loro fianco non con le parole, ma con i fatti, come dimostra il varo del più importante pacchetto di misure antimafia dopo Falcone. La mafia è sempre equivalente alla morte, perché uccide uomini, speranze, futuro e dignità. In questo luogo ha ammazzato un bambino in un modo incompatibile con il genere umano».

    LA STORIA - Giuseppe Di Matteo, rapito il 23 novembre 1993, a 11 anni, era figlio del collaboratore di giustizia Santino Di Matteo, ex-mafioso. Il piccolo divenne vittima di una vendetta trasversale nel tentativo di far tacere il padre. Il cadavere del bambino non fu mai trovato, essendo stato disciolto in una vasca di acido nitrico. Un gruppo di mafiosi lo prelevò al maneggio di Altofonte (PA) e dopo sette giorni mandò un messaggio su un biglietto alla famiglia con scritto «Tappaci la bocca» e due foto del bambino che teneva in mano un quotidiano del 29 novembre 1993. Ma Santino Di Matteo non si piegò al ricatto e decise di proseguire la collaborazione con la giustizia. Brusca decise così l'uccisione del bambino, ormai indebolito dalla lunga prigionia: così Giuseppe venne strangolato e successivamente sciolto nell'acido l'11 gennaio 1996 dopo 779 giorni di prigionia.



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