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Il pentito Franzese non riconosce il "re dei supermercati" di Marco Benanti
Colpo di scena al processo contro l’imprenditore della grande distribuzione Sebastiano Scuto, imputato di associazione mafiosa ed estorsione: nell’aula di Bicocca, stamane, intorno alle 11, è tornato il collaboratore di giustizia, Francesco Franzese, a lungo vicino a Sandro Lo Piccolo.
Chiamato alla ricognizione personale di Scuto, Franzese non l’ha riconosciuto. Davanti a lui si sono poste cinque persone, somiglianti – per altezza e fisico - al “re dei supermercati”, che era in mezzo ai cinque: Franzese, giacca scura su maglietta grigia e jeans, si è alzato, ha guardato uno per uno chi gli stava dinnanzi, poi ha detto di non riconoscere in nessuno di quei presenti quella persona “robusta” che aveva dichiarato, lo scorso 17 settembre, di avere visto a Passo Di Rigano, nel corso di un incontro fra boss palermitani e catanesi per discutere anche di appalti, che sarebbe avvenuto nel gennaio del 2007. Prima di questo esperimento giudiziario, richiesto dal Procuratore Generale Gaetano Siscaro, che regge l’accusa nel processo, il presidente della Corte Antonio Majorana aveva rivolto alcune domande al collaboratore. Al quesito riguardante il nome di Sebastiano Scuto, Franzese ha risposto: “mi evoca qualche cosa…” in modo vago. Il collaboratore ha poi descritto i tratti di quella persona “robusta” presente – a suo dire - a Passo Di Rigano: alta circa un metro e settanta centimetri, un po’ sovrappeso, con i capelli ondulati, non perfettamente in ordine, di età compresa fra i quaranta i e cinquant’anni. Il collaboratore ha ricordato di avere riconosciuto Scuto in un’altra circostanza, prima di oggi: quella che volta che il Pg Siscaro, qualche mese fa, nel corso di un’attività integrativa d’indagine (in gran parte respinta, assieme alla richiesta di aggravare l’accusa contro Scuto inserendo presunti interessi con clan mafiosi nell’area palermitana, dalla Corte il 16 luglio scorso; il Pg ha impugnato l’ordinanza per Cassazione), aveva posto alla sua attenzione un album di fotografie. Franzese aveva riconosciuto una persona in fotografia, immagine che poi era emerso fosse proprio quella di Scuto. Allora, però, non si ricordava dove lo avesse visto. Soddisfazione della difesa di Scuto, mentre il procuratore Siscaro è rimasto impassibile: dall’accusa sono arrivate nuove richieste al Tribunale. La Procura Generale vuole sentire Antonino Nuccio, Gaspare Pulizzi, Antonino Giuffrè e Francesco Campanella: particolare valore viene attribuito ai primi due, a lungo nel clan Lo Piccolo. Insomma, Scuto ha avuto o no rapporti – e se sì quali - con i clan palermitani nella presunta spartizione per zone della grande distribuzione targata “Despar”? La difesa di Scuto nega decisamente e insiste sulla assoluta mancanza di prove, sull’inattendibilità dei pentiti (Pattarino e Pulci) che hanno parlato di un progetto di investimento mafioso nei supermercati. Gli avvocati dell’imprenditore di San Giovanni La Punta, comune a pochi chilometri da Catania, mettono in evidenza poi la mancanza di riscontri con le tesi dell’accusa, che descrive, invece, Scuto come l’imprenditore pulito che avrebbe creato un impero commerciale grazie anche all’appoggio della mafia catanese, in particolare del clan Laudani, alleato di Santapaola. A luglio, è stata respinta la richiesta di confisca dei beni avanzata dalla Procura di Catania: la Procura Generale ha proposto appello. In questo contesto, l’accusa insiste anche sull’ipotesi di assunzioni previste al “Centro Olimpo” di Partanna, di persone vicine o inserite in famiglie mafiose, di cui c’è traccia in sequestri informatici in computer “Aligrup”: la difesa di Scuto sottolinea, invece, con documenti, che mai l’ “Aligrup” la società capofila di Scuto, da sette anni sotto amministrazione giudiziaria, né “K&k”, altra società (in amministrazione giudiziaria) di cui è socio l’imprenditore insieme ad Alfonso Milazzo, figlio di Enzo, storico “affiliato” Despar di San Cataldo, che ha trovato, in parte, spazio al “Centro Olimpo”, hanno assunto quelle persone. Il procuratore generale Siscaro ha chiesto, oltre ai quattro pentiti, di sentire queste persone che sarebbero state da assumere ed inoltre ha richiesto al Tribunale, di sentire nuovamente il consulente Gioacchino Genchi e di acquisire i “pizzini”riferibili ai Lo Piccolo dove ci sono tracce di riferimenti con affari di Catania. La difesa di Scuto s’oppone: se ne riparlerà, alla prossima udienza, la mattina del 15 ottobre, al palazzo di giustizia di Catania.
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